Presidenza Cantina, Casella favorito

di Donatella Zorzetto wBRONI Due giorni dopo la nascita del nuovo consiglio di amministrazione della Cantina "Terre d'Oltrepo" di Broni si accendono le luci, e gli interrogativi, sulla poltrona della presidenza. Poltrona importante che Antonio Mangiarotti ha appena lasciato, e che a giorni sarà occupata da un "giovane" scelto nelle fila del nuovo Cda. Ci penseranno i neo eletti a indicarlo, e probabilmente lo faranno la prossima settimana. Ma già da ora è su un nome particolare che si concentrano le possibilità di gradimento: Pierluigi Casella, funzionario della Co.Pro.Vi. di Casteggio sembra piacere a molti, e sembra pronto ad installarsi sulla prima poltrona di "Terre d'Oltrepo". Casella piace soprattutto a Mangiarotti, che non fatica a ricordare: «L'ho portato io alla Co.Pro.Vi quando ero presidente». E prosegue: «Sarò sempre vicino alla Cantina, perchè, dopo tanti anni di impegno personale, resta nel mio cuore. Nel corso delle lezioni sono stato al di sopra delle parti. Ma ho sempre predicato che nel rinnovamento ci vuole comunque continuità. E Casella è in grado di rivestire questo ruolo: conosce bene il lavoro nel settore agricolo, perchè da 20 anni è impegnato in cooperativa. Sarà comunque Il nuovo consiglio di amministrazione a decidere». Rispetto alla figura di Livio Cagnoni, che sino a ieri ha ricoperto l'incarico di direttore di "Terre d'Oltrepo", Mangiarotti sottolinea: «Dovrebbe rimanere nel suo ruolo fino a quando verrà nominato il nuovo direttore. Io sono un garantista, ma quando una persona è indagata bisogna prenderne atto. Mi auguro che il pubblico ministero faccia le proprie indagini, e se Cagnoni è innocente che venga scagionato». E ancora: «Casella è un ragazzo di 50 anni, ed è in grado di fare bene. Sapendo però che bisogna aprirsi ad un periodo di rilancio. Bisogna creare una squadra e remare tutti dalla stessa parte. I valori dei singoli contano fino a un certo punto». Le elezioni di giovedi scorso hanno registrato un certo malcontento, che Mangiarotti ha raccolto: «Tutti i soci hanno la possibilità di auto-candidarsi alla presidenza, è un loro diritto – sottolinea –. Ma sono andati un pochino all'esasperazione. Se la Cantina comincia a dividersi è finita. Il voto palese? Ho letto bene lo statuto e il Codice Civile: se avessi optato per il voto segreto sarei potuto incorrere nel reato di abuso d'ufficio».