Faldini: «Assunzioni al nido dei dipendenti provinciali»
PAVIA «Davanti alla legittima preoccupazione di alcuni genitori ed insegnanti, ribadiamo che questo piano non comporta la chiusura di nessuna scuola d'infanzia», ha ribadito il capogruppo Davide Ottini. La rinuncia a due sezioni (su 53 complessive) è ciò che consente all' amministrazione, aggiunge Ottini, di mantenere un servizio totalmente pubblico di qualità e gratuito, davanti ad una emergenza per i pensionamenti (15 su 60) che non si possono sostituire (blocco parziale del turn over) e di una forte riduzione delle risorse economiche (circa 4 milioni di euro in meno per il Bilancio 2015). Il capogruppo di maggioranza va in soccorso alla collega Cristiani dopo il movimentato consiglio comunale di giovedì sera. «Avvieremo un percorso per evitare ulteriormente di ridurre l'offerta formativa comunale». La soluzione «sperimentale» per il 2015-2016 è stata coordinare le iscrizioni tramite una centrale unica che permetta di dare preferenze a strutture scolastiche comunali e statali. «La riduzione è circoscritta solo al prossimo anno scolastico: due sezioni nelle scuole comunali Muzio e Malcovati e la riduzione del numero di iscrizioni accettate presso la scuola Otto marzo». Ma l'ex assessore all'istruzione Rodolfo Faldini ha fatto una proposta. «Almeno dieci dipendenti della Provincia hanno titolo per fare gli educatori: ci sono concorsi per asili nido che possono essere attivati. La mia proposta è assumere al nido e far slittare chi c'è già nelle materne. Sarebbe una cosa gradita ai lavoratori. Prevedendo la possibilità di estendere la rete anche alle scuole materne paritarie private con cui si poteva fare sistema come a Reggio Emilia», spiega l'ex amministratore che critica il metodo con cui è stato presentato il nuovo protocollo. «E' un progetto confezionato durante l'autunno e in tutta segretezza presentato tradendo la loro vocazione che doveva essere di partecipazione. Si sapeva da tempo che avrebbero acquistato il sistema software. Cristiani, Gregorini e Moggi hanno cavalcato la polemica e ora che governano non lo fanno più». (m.q.)