Jihadisti all'attacco in Iraq e nel Sinai Ansia per gli ostaggi
ROMA Le sconfitte registrate nel nord della Siria e dell'Iraq hanno spinto lo Stato islamico e i gruppi terroristici affiliati a una reazione feroce, con una catena di attacchi sanguinosi a Baghdad, Kirkut e in Egitto, nella penisola del Sinai, con una conta finale di oltre 60 morti tra civili, poliziotti, militari e miliziani curdi. A Tikrit, a nord della capitale irachena, la furia degli jihadisti si è accanita invece contro i dieci palazzi presidenziali appartenuti a Saddam Hussein, che sono stati distrutti. Una ferocia che si aggiunge al silenzio sulla sorte degli ostaggi in mano all'Is dopo la scadenza del terzo ultimatum, mentre dallo Yemen Al Qaeda nella Penisola arabica, il gruppo responsabile della strage nella redazione di Charlie Hebdo, ha invitato tutti gli jihadisti «a colpire gli infedeli nei lori Paesi» e in particolare in Francia, ora nemico numero uno dell'Islam. La sorte del giornalista giapponese Kenji Goto e del pilota giordano Muath al Kaseasbeh, per il cui rilascio lo Stato islamico aveva chiesto la liberazione della "vedova nera" del terrorismo Sajida al-Rishawi, dopo il fallimento della trattativa, è un mistero. Il primo ministro di Tokyo, Shinzo Abe, ha ripetuto che per salvare la vita del freelance sono stati fatti «tutti gli sforzi possibili», ma il rifiuto di Amman a scarcerare la mancata kamikaze senza una prova che il suo militare fosse ancora in vita ha fatto saltare l'accordo. A causa della pressione interna, con vasti settori dell'opinione pubblica contrari alla partecipazione della Giordania alla coalizione anti-Is, Amman aveva dichiarato immediatamente la disponibilità allo scambio, ma chiedendo certezze: lo Stato islamico infatti aveva annunciato di avere ucciso il pilota già pochi giorni dopo la sua cattura, avvenuta alla vigilia di Natale. Il Giappone, intanto, ha invitato i suoi giornalisti a evitare la zona di frontiera tra la Siria e l'Iraq, dove eventualmente lo scambio potrebbe essere effettuato: «Non possiamo escludere il sequestro di altri reporter o altri rischi» ha avvertito il ministero degli Esteri. Tutta l'area in mano allo Stato islamico o "battuta" dalle sue milizie a caccia di nuove conquiste è diventata una trappola infernale. In Iraq il fronte principale è quello della città petrolifera di Kirkuk, città annessa di fatto dai curdi, in cui ieri sono stati uccisi un generale peshmerga e otto combattenti. I curdi sono però riusciti a respingere l'aggressione. Un duplice attentato ha invece provocato decine di morti a Baghdad (fonti parlano di un bilancio di 19 morti e 30 feriti, altre di 44 morti e 70 feriti). Gravissima la situazione nella penisola del Sinai, dove in un triplice attacco degli jihadisti di Ansar Bait al-Maqdis sono morti oltre 20 poliziotti e una decina di civili, tra i quali due bambini. «Vendicheremo i nostri martiri» ha assicurato il presidente egiziano al Sisi. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA