Tutti in piedi sul divano, Meda c'è

di Alessandro Taraschi Guido Meda c'è! Il Motomondiale 2015 ritrova la sua voce. Dopo un anno di lontananza dalla cabina di commento, il telecronista che più d'ogni altro ha legato il suo nome al boom delle due ruote motorizzate, che dal 2002 al 2013 ha fatto alzare "tutti in piedi sul divano" tra "sverniciate", "sportellate", "mannaggia, mannaggia" e "gas a martello" , ritorna a raccontare Valentino Rossi, MarcMarquez e Jorge Lorenzo... Da Mediaset a Sky, Guido Meda è di nuovo al microfono della MotoGp. Il 2014 per lei è stato un anno... "in sella a un'altra moto". Come l'ha vissuto? «Mi è molto mancato il Motomondiale, ma comincio a essere maturo e avere buon senso. L'anno trascorso a commentare la Superbike non è stato una tortura. Al contrario è stato un piacere. Ho avuto sì un po' di nostalgia. Se si pensa a come va il mondo, in ogni modo è chiaro che si è trattato anche in questo caso di un lavoro bellissimo. Per di più ho avuto più tempo per i figli. È stato un anno sicuramente particolare, in cui ho provato a vedere la MotoGp dal divano. A tratti è stato triste e tenero, a tratti mi generava disagio perché avrei voluto essere là». Il suo contributo al mondo delle moto in 13 anni è stato enorme, sente di essere stato parte di qualcosa di grandioso? «Sono contento che si dica di me che ho contribuito. Ho avuto la fortuna di raccontare le moto nell'era più bella e divertente dei motori. Con gli italiani ai massimi livelli, con Valentino Rossi, i duelli Rossi-Biaggi. E ancora la 250 di Melandri, le vittorie della Ducati con Capirossi. Il mio lavoro è stato certamente facilitato da tutto questo. Io ci ho messo la mia personalità e un linguaggio creativo e diretto, che ha usato un pavimento solido su cui camminare». Tante le sue frasi entrate nell'immaginario collettivo. «Ci sono gli slogan che funzionano da tormentone e quando te ne accorgi li cavalchi. Le moto poi sono un grande ambiente, che vive con la pancia, che sente ancora i rapporti umani. E la comunicazione deve essere così, deve coinvolgere. Le moto si avvicinano alla Formula 1 ma sono molto integre, vere. Non è un mondo sofisticato, alterato. Ci sono gli sportivi pane e salame. Vivono di passione senza gossip, senza "fighismi" da Costa Smeralda». Con Sky questo tipo di racconto si sposa bene. «Sì, anche se ora per me sarà un po' diverso, perché sulla tv generalista potevo fare e dire qualsiasi cosa, qui dovrò tenere in considerazione di parlare a un pubblico più selezionato. Sono felicissimo però di aver trovato un gruppo di lavoro gasatissimo. Saremo ben attrezzati nel paddock e a bordo pista per cercare di far vivere l'esperienza del Motomondiale il più da vicino possibile, trasmettendo al massimo la sensazione di essere lì, sul posto, dal punto di vista privilegiato in cui siamo noi. L'obiettivo sarà divertire e provare a insegnare qualcosa di nuovo allo spettatore ogni volta. La struttura per farlo c'è». Entriamo nel vivo dell'argomento allora. Cosa si aspetta dalla prossima MotoGp? «Mi aspetto Valentino non più l'unico rivale per Marquez, che rimane il grande favorito. Lorenzo nel 2014 è stato altalenante, è partito male, ma quest'anno è più in forma e più attrezzato. Così come sarà più competitivo Pedrosa. Non ho messo la Ducati in questo lotto perché penso che stia impostando la moto del futuro che vedremo solo nel 2016: di sicuro dico "evviva la Ducati con due italiani". È una figata: con Iannone e Dovizioso crea una realtà narrativa importantissima. Detto questo non mi stupirei ci volesse un anno per arrivare al livello di Honda e Yamaha». Dalla Moto2 invece cosa si attende? «Rabat va forte, mi piace come pilota e come persona. La moto va bene. È il grande favorito». E dalla Moto3? «È una categoria con un ruolo molto importante e credo ci aspetti una stagione bella, bella, con i fari puntati sui nuovi italiani emergenti. Dopo anni di calma piatta, in cui ero preoccupato non avessimo un vivaio, c'è stata una rinascita, sia grazie ai privati – e penso alla VR46 Academy e al Team Sky – e alla federazione che ha risvegliato la ricerca del talentino di casa nostra dopo il dominio spagnolo. Credo molto nella nostra rinascita, cosa che non avrei mai pensato di dire due, tre anni fa. Ora invece le vedo le nuove leve: Fenati, Bagnaia, Migno. Anche Antonelli c'è e Nicolò Bulega. Le manette sembrerebbero esserci. Ragazzi che giocano con la motocicletta. Si è ritrovata la dimensione del divertimento che, eccetto Rossi, sembrava si stesse perdendo a vantaggio di tanti ingegnerini. C'era poca pancia, che è tutto in questo sport». A proposito di Rossi, il decimo mondiale secondo lei è possibile? «Vale non è nuovo alle grandi sorprese. L'ho sentito dare per bollito da molti già due, tre volte a sproposito. Di sicuro l'età che avanza, la classe degli avversari, un Marquez così rendono difficile la questione. Credo però si presenterà più preparato e più puntuto di quanto già fosse l'anno scorso, quando ci è andato comunque vicino. Per questo mi aspetto un altro passo in avanti». Chiudiamo aggiungendo due ruote, a Sky sarà responsabile dei motori tout court, quindi anche della Formula1. Un mondo altrettanto affascinante. «È vero, lavorerò sulla Formula 1 e lo farò con un team collaudato. Mi piacciono tantissimo anche le macchine. E al contrario di chi dice che sia noioso, troppo tecnologico e tutto il resto la penso all'opposto. Lo spettacolo c'è. Da italiano medio poi spero tanto che la rivoluzione Ferrari funzioni anche se penso sia più indietro rispetto alla Ducati. Non bastano gli avvicendamenti professionali. Per fare una macchina competitiva due mesi non sono sufficienti. Ci saranno ancora delle difficoltà e per noi sarà interessante monitorare i passi avanti, sperando che ci siano, e raccontarli, capire da dove vengono». ©RIPRODUZIONE RISERVATA