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di Annalisa D'Aprile wROMA Presidente Cantone, lei ha incontrato il premier in mattinata. Renzi vuole candidarla al Quirinale? «Non si fanno queste domande». Il capo dell'Autorità nazionale anticorruzione è seduto nella sala riunioni dell'Anac, è quasi ora di pranzo. Solo poche ore prima, di buon mattino, Cantone ha incontrato Renzi a Palazzo Chigi. Proprio nel giorno della prima votazione in Parlamento per l'elezione del Capo dello Stato. Per «parlare di Expo» dice Cantone. Una pura coincidenza? Di certo è una coincidenza che questa intervista al presidente, rinviata per oltre un mese, fissata da almeno dieci giorni per fare il punto su Mafia Capitale, Expo e sull'attività dell'Authority, sia capitata nel giorno del loro incontro. Com'è andata? «Molto bene». Avete parlato di Expo? «Soprattutto di Expo, perché mercoledì ero a Milano e ho visitato i cantieri». E basta? «Sì, abbiamo parlato del ruolo che può svolgere l'Anac anche sul piano internazionale». E non le ha chiesto se è disponibile per la presidenza della Repubblica? «Assolutamente no. Anche perché non sono domande che si fanno». Il Movimento 5 Stelle intanto, l'ha inserita nella rosa dei loro candidati... «Il solo fatto che il mio nome sia stato avvicinato al Quirinale, prima dai giornali e poi da qualcuno dei movimenti politici, comunque è una manifestazione di stima, per me è motivo di soddisfazione enorme ed è più che sufficiente». A proposito di Expo, ha visto le carte sul contestato appalto vinto da Eataly? «No, non ci sono state ancora mandate perché si tratta di un file molto corposo. Vogliamo capire come è avvenuta quella vicenda, ma si tratta di un affidamento estraneo ai nostri poteri di controllo». Per Expo faremo in tempo? «Sono molto ottimista. Ho visto un significativo stato di avanzamento dei lavori. E finalmente sta crescendo l'idea che questa sia una grande occasione da non perdere: per rilanciare l'Italia e per parlare di un tema come la difficoltà di alimentazione di una parte del pianeta». Il pm Di Matteo ha detto che «in Italia la corruzione è dilagante e il sistema repressivo è insufficiente». È d'accordo? «Si, il sistema repressivo non funziona. C'è bisogno di fare una serie di interventi, non solo aumentare le pene ma trovare strumenti che rendano più efficaci le indagini. Il vero problema è che le indagini sono davvero poche. C'è uno scarto enorme tra i fatti che avvengono e le indagini, conseguenza in parte di una serie di norme che vanno migliorate. Per esempio bisognerebbe introdurre meccanismi che stimolino le denunce, premi a chi collabora con la giustizia, rendere più efficiente il sistema delle intercettazioni telefoniche. La repressione da sola non serve assolutamente a nulla. Se non si mette in campo un sistema di prevenzione che funzioni accompagnato da una campagna culturale che fa capire che la corruzione non è un reato contro la pubblica amministrazione, ma contro la società, noi non la vinciamo la corruzione». In che modo il nuovo codice degli appalti potrebbe limitare la corruzione? «Può essere uno strumento eccezionale, che rende molto più difficile il meccanismo della corruzione perché individua procedure caratterizzate da maggiore semplificazione, favorisce la trasparenza e limita della discrezionalità delle stazioni appaltanti». Il nuovo codice prevede l'introduzione del "débat public" alla francese per la consultazione dei cittadini e del territorio sui progetti. Come funzionerebbe? «Questo riguarderà solo i grandi progetti. È una scelta intelligente perché spesso l'opposizione dei cittadini rispetto alle grandi opere è dovuta alla scarsa conoscenza del loro impatto sul territorio, degli effetti e dei benefici che un'opera può portare». L'autocertificazione (legge Bassanini) ha prodotto dei danni? «Sì, ma i vantaggi siono stati maggiori. Però bisognerebbe aumentare i controlli sulle autocertificazioni». Qual è il futuro dell'Anac? «È una figura istituzionale prevista a prescindere dall'emergenza. È un'istituzione permanente, destinata a durare per sempre, che ha la funzione di monitorare il rispetto delle regole della prevenzione della corruzione». Alla cena elettorale di Renzi sembra fosse presente anche Salvatore Buzzi (coinvolto nell'inchiesta Mafia Capitale, ndr). Secondo lei, per eventi di sostegno politico come questo, occorrerebbe registrare partecipanti e donazioni come si fa negli Usa? «Il finanziamento della politica è un tema fondamentale. È indispensabile prevedere meccanismi di trasparenza importanti per i partiti, le fondazioni, le associazioni che sono accanto ai partiti. Detto questo, secondo me siamo stati troppo veloci nel buttare a mare il finanziamento pubblico ai partiti. Forse una riflessione un po' meno populista andrebbe fatta». Mafia Capitale: il sindaco vi ha consegnato 120 appalti del Campidoglio. Ma molti altri sono sospetti. Perché il Comune ha atteso l' Anac? «Non bisognava aspettare, sarebbe stato meglio verificarli prima, ma non era semplicissimo mettere mano a quel sistema complesso. Noi stiamo lavorando su più fronti: abbiamo fatto delle ispezioni, ci sono delle criticità, abbiamo verificato un aumento degli affidamenti diretti, delle procedure negoziate, quindi senza appalti». Cosa fa questo fine settimana? Non si allontana da Roma? Metta che Renzi la chiami... Cantone sorride, abbassa lo sguardo, dice: «Sarò a casa in famiglia. E comunque Napoli-Roma in treno sono solo un'ora e dieci minuti di treno». Così se il premier la convoca ci mette poco a tornare? Cantone sorride di nuovo e questa volta si alza, senza rispondere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA