Squinzi: «Il Paese deve cambiare passo»
MILANO L'Italia deve cambiare passo, partire dall'auto può essere una soluzione ma di sicuro «un piano industriale per il rilancio del settore dell'auto, che superi gli strumenti di stimolo della domanda utilizzati negli anni scorsi, è urgente». Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi parte da qui per ricordare l'agenda delle priorità. «Il governo è al lavoro per il rilancio competitivo del Paese» riconosce il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera dopo aver ricordato che «in Italia ci sono grandi competenze della filiera auto ma una bassa attrattività degli investimenti». Dopo «decenni in cui l'Italia ha sofferto di una perdita di competitività, il governo sta tentando di cambiare questa tendenza ed è al lavoro per rendere il Paese più attrattivo» evidenzia Tronchetti citando la Fca a Melfi come «segnale importante». Ma resta un dato di fatto che fino ad ora in Italia non si è potuto crescere «perché non ci sono le condizioni». «Ci sono le capacità ma non c'è la sicurezza per fare investimenti» aggiunge Andrea Bonomi, numero uno di Investindustrial. «Non c'è industria che verrebbe a mettere base in Italia. Quando Fiat ha spostato il suo baricentro non ci si è chiesto come mai e cosa c'è di malato nel Paese che non affronta problemi per quello che sono», prosegue Tronchetti. «Se viene a mancare una solida base produttiva di autovetture in Italia, anche l'indotto è destinato a ridimensionarsi. Così come diventa a rischio la permanenza nel mercato italiano delle multinazionali estere, che attualmente impiegano circa 65.000 addetti» dice invece Squinzi. Gli interventi a sostegno della domanda «hanno certamente avuto il merito di sostenere la produzione, ma non hanno risolto le criticità del settore e soprattutto non hanno affrontato i temi fondamentali per il suo rilancio strutturale. Un serio piano industriale - spiega il numero uno di Confindustria, - deve affrontare innanzitutto il nodo della ricerca e dell'innovazione». E qui si riaggancia al tema del credito d'imposta che Confindustria chiedeva di rendere strutturale. «La soluzione adottata, anche se per ragioni che comprendiamo, non ci soddisfa e torneremo presto a sollevare il tema» aggiunge. «L'Italia deve cambiare passo e ha bisogno di una politica attenta alle esigenze delle imprese perché, come ho già detto tante volte, il perno dell'economia è l'industria» conclude Squinzi.