Tsipras è premier e si allea con la destra

di Gabriella Cerami wATENE Sempre in camicia bianca e senza cravatta. Neanche per il giuramento l'ha indossata e ad Atene tutti si chiedono se mai la userà. Chissà, forse per il primo Consiglio Ue del 12 febbraio a Bruxelles. Alexis Tsipras, leader di Syriza, è già premier incaricato e oggi, o al massimo domani, dovrebbe completare la sua squadra di governo. La rapidità del neo primo ministro è la cifra dell'esecutivo, insieme alla strana alleanza siglata con la destra nazionalista. Un'alleanza cementata dalla comune avversità al programma di salvataggio messo in atto dall'Unione europea, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca centrale europea. Poche ore di sonno. Un incontro veloce e non formale davanti a un caffè, quello nella sede di Syriza con Panos Kammenos, leader dei "Greci indipendenti", alle 10.30 del mattino, è bastato per sottoscrivere l'accordo di governo e per avere così la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Adesso Tsipras può contare su 149 suoi deputati e su 13 parlamentari alleati che fanno parte di una destra dichiaratamente anti-Troika, ma anche anti-immigrati. Un totale di 162 seggi su 300. Che questo strano connubio, sinistra radicale a braccetto con la destra nazionalista (la sigla del partito è Anel) fosse nell'aria si sapeva da tempo. Nulla da fare invece per il partito "To Potàmi", ovvero "Il Fiume", che da subito aveva dato la sua disponibilità per un'alleanza o per un appoggio esterno all'esecutivo. Tsipras, alla fine, neanche ha preso in considerazione la proposta: questo partito di centrosinistra è troppo filo Ue per i suoi gusti. Così come il Pasok, che tra l'altro, nella scorsa legislatura, era alleato di governo di Nea Dimokratia, il partito rivale che ha perso le elezioni. Dunque, ecco che Tsipras sceglie Anel per affondare il colpo in Europa. Partito politicamente agli antipodi di Syriza, ma che condivide con il 40enne neo premier l'opposizione ai vincoli imposti dall'Europa e non solo. Già nello scorso mese di dicembre ha aiutato la sinistra radicale a ottenere le elezioni anticipate, astenendosi dal votare il candidato alla presidenza della Repubblica presentato da Antonis Samaras. Il quale ha fatto trapelare l'intenzione di volersi sottrarre al rito del passaggio delle consegne. Il "no" all'austerità è il cuore dell'alleanza, ma tanti analisti vedono più punti di attrito che di intesa. Cosa succederà sul tema dell'immigrazione, per esempio? Syriza aveva impostato tutta la campagna elettorale sull'apertura delle frontiere. Adesso i passi indietro sono già evidenti. Ma agli elettori di Syriza non importa. È questa l'aria che tira ad Atene all'indomani della festa, delle bandiere rosse al vento e dei canti in piazza per acclamare Tspiras. Per i greci, che hanno scelto di votare la sinistra-sinistra, andando contro il passato, ciò che conta adesso è cosa succederà in Europa. L'appuntamento più importante è fissato per il 12 febbraio, quando Tsipras siederà allo stesso tavolo di Angela Markel ed è lì che ufficialmente inizierà la sua lotta per la ricontrattazione del debito non essendo più disposto ad accettare aiuti in cambio di sacrifici e austerità. A quello stesso tavolo ci sarà anche il premier Matteo Renzi, che intanto ieri si è congratulato con il leader che ha vinto le elezioni rivolgendogli, in una lettera, gli «auguri per la sfida impegnativa» che lo attende. E poi ancora, dice il presidente del Consiglio italiano: «Un intero continente segue le vicende politiche greche con grande partecipazione». Intanto Tsipras, che come primo atto - dopo un giuramento solo politico e non religioso - ha deposto una corona di fiori al monumento per i caduti della Resistenza, sta lavorando per formare la squadra di governo. I dicasteri saranno ridotti, al massimo dieci. E quello della Difesa dovrebbe andare ai Greci indipendenti, proprio al leader Kammenos. Un destrorso genere pop, che alla sinistra italiana vendoliana fa storcere il naso. Ma guai, per adesso, a rovinare la festa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA