Passera: «Follia indispensabile»
di Nicola Corda wROMA Sabato 31 gennaio il cantiere di Italia Unica, il progetto di Corrado Passera taglia i nastri di partenza. A Roma duemila persone parteciperanno all'assemblea costitutiva della nuova formazione e il manager ed ex ministro non vede l'ora. Passera ancora un altro partito, non le sembra una pazzia? «La mia è una pazzia indispensabile. Parte dall'amore per l'Italia, filo conduttore della mia vita personale e professionale. Questo è un Paese che potrebbe giocarsela alla grande e che invece sta soffrendo. Cosa guida i grandi cambiamenti nei momenti di profonda crisi economica e sociale? La politica, il progetto. E la nostra Costituzione dice che il veicolo di questo sono i partiti». Che però hanno perso fiducia… «Gli attuali partiti hanno creato una somma di delusioni perché orientati su se stessi, di tipo personale, invischiati in scandali e corruzione. Nessuno parla del partito unico "Renzusconi", dove si sono spartiti le spoglie delle province, inventato una riforma del Senato che premia le Regioni ed evitato di fare le riforme necessarie. La metà degli italiani non va più a votare non per disinteresse ma perché dicono: non vogliamo nessuno di voi. Se questo è lo spettacolo, non entriamo neanche a teatro». Avete un modello? «Quello dell'ascolto delle tante Italie. E nel mio lungo viaggio in oltre cento tappe la prima cosa che si percepisce è che questa politica si occupa di sé anziché d'imprese, famiglie, bisogni reali. Avremo un "partito squadra" e non del leader, ogni tessera un voto perché non ci sono pacchetti da comprare». Come dovrebbe funzionare il Paese, con quali riforme, com'è quest'Italicum? «Antidemocratico. È un sistema che mette in mano a una minoranza Parlamento, governo, presidente della Repubblica e Corte costituzionale. Il tutto senza bilanciamenti. È questa la democrazia che vogliamo? Noi intendiamo rivoluzionare l'Italia, cancellando migliaia di partecipazioni pubbliche, enti parapolitici, le Regioni, il Senato. Concentriamo tutto in una sola Camera legislativa e poi il sindaco e i comuni per un solo livello amministrativo». Renzi a sinistra, Berlusconi e Salvini a destra. Voi al centro? «Il centro è morto. L'idea è quella della vocazione maggioritaria, non ci interessa un partitino di centro. Oggi i moderati, i liberali sono delusi e non hanno casa: alcuni non votano, altri sono andati a finire nel Pd. C'è lo spazio politico per un programma di Stato leggero, impresa privata, welfare sostenibile che nel centrodestra e non solo trova una domanda non soddisfatta. Le nostre proposte di lotta alla povertà, per rafforzare il terzo settore per garantire la sanità a tutti a sinistra non se le sognano neppure». ©RIPRODUZIONE RISERVATA