«Metastasi 'ndrangheta» È allarme in Lombardia
ROMA La mafia che ormai «occupa il Nord», le organizzazioni criminali che a Roma sono infiltrate anche nel calcio - per non parlare della vicenda "Mafia Capitale" - i magistrati «troppo esposti» e la riforma della giustizia ancora non approvata e per giunta «modesta». È stata piuttosto movimentata la giornata di inaugurazione dell'anno giudiziario: da Milano a Roma, da Bologna a Palermo, Torino a Napoli, i presidenti delle Corti d'appello hanno fatto ieri il punto su attività criminali, criticato la categoria e anche il governo Renzi. A Milano, il presidente Giovanni Canzio ha chiarito che le organizzazioni mafiose, sempre più potenti, e il terrorismo islamico sono le due minacce che incombono su Expo 2015. Poi si è soffermato sulle organizzazioni mafiose in Lombardia, diventate oggi eccezionalmente forti. «La presenza mafiosa al Nord deve essere ormai letta in termini non già di mera infiltrazione, quanto piuttosto di interazione-occupazione», ha detto l'alto magistrato. Quanto alla 'ndrangheta, in particolare, sarebbe ormai «come una metastasi» nel territorio lombardo. Non meno grave è il quadro della situazione romana fatto dal presidente della Corte d'appello, Antonio Marini. Che ha parlato di un fenomeno «ulteriormente aggravato» citando come «esempio emblematico» l'inchiesta "Mafia Capitale" «dalla quale è emerso un sistema di complicità tra politica e criminalità, ampiamente strutturato, capillare e invasivo». Inoltre, per Marini, «crea forte preoccupazione anche l'infiltrazione della criminalità organizzata nel mondo del calcio». E riferendosi all'episodio della finale di Coppa Italia del 3 maggio con Gennaro De Tommaso, noto come "Genny 'a carogna", Marini ha spiegato che «in questi ultimi anni i rapporti fra la criminalità organizzata sono diventati sempre più stretti e connotati di ambiguità, soprattutto quelli con la tifoseria degli ultras». A Napoli, il presidente Antonio Bonajuto, ha espresso preoccupazione per la «dinamica delle organizzazioni criminali che, con caratteristiche autoctone e metodi mafiosi, dilagano ormai a macchia d'olio soprattuto nelle aree centro-settentrionali del Paese dove il mondo economico e politico ha palesato un'imprevista permeabilità alle infiltrazioni del crimine organizzato e della delinquenza economica». A Palermo, il presidente della Corte d'appello Ivan Marino ha affrontato il tema del protagonismo dei magistrati ricordando che occorre «la dovuta attenzione affinché «l'opera dei magistrati «non guardi esclusivamente al momento repressivo dell'organizzazione criminale, ovvero sia in favore soltanto della pubblica accusa con, talvolta plateali, manifestazioni di protesta nei confronti della giudicante, rea soltanto di avere giudicato in base agli elementi di accusa presenti nel processo». A Bologna, il presidente Giuliano Lucentini ha lanciato un duro attacco a Renzi stroncando la riforma della giustizia definendola «di portata modestissima». Un discorso non gradito dal ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, che è andato via.(a.d.a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA