«Marchi chiari e qualità per la Cantina di Broni»

Undici nomi di altrettanti viticoltori e soci di Terre d'Oltrepo, tutti impegnati da anni nella Cantina della loro città, e ora interessati a voltare pagina. Questo anche per rilanciare l'immagine di "Terre d'Oltrepo", dopo l'inchiesta per fronte in commercio e falso che ha coinvolto la Cantina, e in primo luogo il suo direttore Livio Cagnoni. Il primo tra i candidati, e più conosciuto, è Emilio Bosini, attuale consigliere comunale di opposizione. Seguono Andrea, Boni, Alberto Delcò, Paride Delmonte, Giampaolo Franzini, Matteo Maggi, Angelino Mazzocchi, Clementino Paravella, Maurizio Piaggi, Lorenzo Sangiorgi e Angelo Villani. «I valori economici delle nostre produzioni – sottolineano – hanno subìto negli ultimi anni un progressivo calo (ad esclusione del Pinot grigio e Moscato), con sofferenza economica di un sempre maggior numero di agricoltori». di Donatella Zorzetto wBRONI Tutela dell'azienda agricola attraverso la valorizzazione del territorio, riqualificazione delle denominazioni d'origine, nuove strategie di commercializzazione: sono alcuni dei punti chiave che il gruppo di candidati «per il rinnovamento» della Cantina Terre d'Oltrepo di Broni, ha evidenziato in una lettera indirizzata ai 900 soci dell'azienda in vista delle elezioni del nuovo consiglio di amministrazione in programma il 29 gennaio. Forti del sostegno delle organizzazioni agricole provinciali, che hanno incontrato e dalle quali hanno ottenuto il consenso sul programma, gli 11 candidati autonomi, che si contrappongono ai 18 del listone che rispecchia l'attuale gruppo dirigente della Cantina, si sono presentati con idee di rottura rispetto al passato. «Siamo un gruppo di viticoltori di Terre d'Oltrepo che da circa un anno si confrontano sulle problematiche dalla nostra attività e sulle prospettive future strettamente legate alla nostra Cantina che vinifica quasi la metà dell'uva prodotta nel nostro territorio», spiegano. Illustrando poi le cinque linee fondamentali del loro programma. In primo luogo, il gruppo per il rinnovamento propone «la tutela dell'azienda agricola attraverso la valorizzazione del territorio, in modo che nel medio periodo si passi da generici produttori di uve a produttori qualificati anche per ottenere vini di eccellenza». Inoltre, sostengono, bisogna puntare sulla «riqualificazione delle denominazioni d'origine eliminando l'attuale confusione per alcune tipologie fra Dop e Igp (Moscato, Pinot grigio, Riesling) che creano distorsione di mercato perchè hanno quasi lo stesso nome con rese molti diverse: in collina è da preferire la Dop, e comunque l'Igp deve avere rese più realistiche, perchè quelle di oggi non lo sono e favoriscono le frodi. Ma bisogna puntare anche sulle «strategie di commercializzazione che valorizzino nel medio termine alcuni tipi di vino». Il terzo obiettivo degli undici candidati sono le strategie di commercializzazione che, sottolineano, «devono valorizzare nel medio termine alcuni tipi di vino sui mercati internazionali premiando la vocazione delle diverse aree geografiche in modo da permettere nel tempo una maggiore specializzazione dei produttori». «A questo scopo – suggeriscono – si può attivare un progetto di qualità in un certo numero di aziende creando una linea commerciale di alta gamma». Gli ultimi due punti del programma sono «la maggior differenziazione sul valore delle uve conferite in base ai parametri qualitativi anche per varietà bianche da recuperare attraverso un miglioramento del prodotto finito», e la «separazione delle figure dirigenziali in settori più definiti (amministrativo, commerciale e tecnico), in quanto le dimensioni raggiunte dalla Cantina e l'evoluzione del lavoro richiedono professionalità più elevate e anche specializzazioni».