Terrorismo, permesso ai "collaboratori"
ROMA L'Italia concederà il permesso di soggiorno «a fini informativi» a chi collaborerà con gli 007 italiani. È una delle misure principali del pacchetto anti-terrorismo che sarà sottoposto mercoledì all'esame del Consiglio dei ministri, dopo aver subito nei giorni scorsi un doppio rinvio. Il provvedimento prevede il rilascio dei permessi per "incentivare" il contributo delle fonti utilizzate dall'intelligence contro la minaccia jihadista, oltre alla possibilità per gli agenti di avere colloqui con i detenuti, finora vietati dalla legge, e garanzie per chi opera in scenari a elevato rischio, come la possibilità di testimoniare il falso. Previste, inoltre, cento assunzioni nei prossimi tre anni, per inserire nell'organico esperti nel radicalismo islamico, specialisti in lingue rare e in sicurezza cibernetica: un reclutamento straordinario che, secondo i primi calcoli, costerà cinque milioni di euro, cifra che si aggiunge alle risorse necessarie per la difesa degli obiettivi sensibili e per il potenziamento degli strumenti delle forze dell'ordine. Davanti al rischio che la carenza di risorse indebolisca la lotta contro il terrore, Maurizio Gasparri, esponente di Forza Italia, chiede al governo una «forte iniziativa europea» per escludere le spese per la sicurezza dal patto di stabilità, sottolineando che il governo «sta rinviando l'emanazione di norme adeguate per mancanza di fondi e coperture adeguate». Angelino Alfano intanto, davanti alle nuove polemiche nate dopo le parole (poi chiarite) del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sui rischi di infiltrazione tra gli immigrati, torna a ripetere che «fino a questo momento» non ci sono tracce di terroristi annidati tra i disperati dei barconi: «Ma nessuno può escluderlo – sottolinea il ministro dell'Interno – Dunque la vigilanza è altissima». Gli jihadisti continuano a sfidare l'Occidente dentro e fuori dai loro "santuari", e crescono i timori per la sorte di Kenji Goto e Haruna Yukawa, i due ostaggi giapponesi minacciati di morte nell'ultimo video rilasciato on line dallo Stato islamico. Ieri è scaduto l'ultimatum di 72 ore da 200 milioni di dollari lanciato a Tokyo senza che «nessun contatto» con i sequestratori sia stato stabilito: «Stiamo facendo ogni sforzo in una situazione estremamente grave – ha detto il portavoce del governo Yoshihide Suga – Abbiamo ricevuto ogni tipo di informazione, ma non siamo in grado di confermare la loro sicurezza». Un gruppo di militanti affiliati all'Is ha inviato un avviso su un forum popolare tra militanti e simpatizzanti islamici annunciando che il «conto alla rovescia» per l'esecuzione «è iniziato», mentre su Twitter, segnala il Site, circolano voci sull'uccisione dei due, ma della notizia non c'è alcuna conferma. In Giappone la tensione è altissima. Junko Ishido, madre del giornalista freelance Goto, ha lanciato un appello disperato ai sequestratori per la salvezza del figlio: «Kenji non è nemico dello Stato islamico» ha detto la donna in lacrime. Il reporter, che è diventato padre due settimane fa, era entrato in una delle roccaforti dello Stato islamico a ottobre, alla ricerca di Haruna Yukawa, 42 anni, l'altro ostaggio. Kenji «era un bambino con cuore gentile, diceva che voleva salvare i bambini nelle zone di guerra» ed era «onesto»: «Kenji non è un vostro nemico, vi prego di rilasciarlo». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA