Ucraina, 13 morti alla fermata del bus
Cade nel vuoto l'appello a un immediato cessate il fuoco nell'Ucraina orientale lanciato mercoledì sera a Berlino dai ministri degli esteri di Russia, Ucraina, Germania e Francia (formato Normandia): ieri una fermata di bus a Donetsk, roccaforte dei separatisti filo-russi, è stata centrata da alcuni colpi di mortaio che hanno ucciso almeno 13 civili, ferendone una ventina. Le recriminazioni sono reciproche, come sempre: sembra la replica della strage analoga della scorsa settimana quando un bus di linea è stato sventrato da colpi di artiglieria a Volnovakha. Ma questa volta Mosca si mostra sicura nelle accuse al «partito della guerra di Kiev»: e sfida l'Occidente a coinvolgere l'Osce nell'indagine. Kiev, intanto, ammette ufficialmente per la prima volta di essere stata costretta a cedere ai ribelli il controllo dell'aeroporto di Donetsk: lo scalo è ridotto ad un cumulo di macerie, ma aveva un alto valore simbolico, come sottolineano i toni retorici dell'annuncio: «La difesa eroica dell'aeroporto è durata 242 giorni, cioè più della difesa di Stalingrado e di Mosca durante la guerra patriottica».