Vendola: «Nel Pd solo crepe Da Renzi politiche di destra»
di Vindice Lecis wROMA «Il Pd di Renzi ha preso congedo definitivo dalla storia, dai valori e dalle radici della sinistra». Nichi Vendola è netto: vuole percorrere le praterie che il Pd sta lasciando incustodite a sinistra, puntando a una saldatura con il mondo sindacale e delle piazze di questi mesi, ma anche con quella sinistra Pd che potrebbe, in un futuro non lontano, cercare una nuova casa comune. Per questo, dal 23 al 25 a Milano, si svolgerà "Human Factor", la prima conferenza programmatica di Sel (272 relatori parleranno in 47 laboratori e 8 tavole rotonde) con 1500 partecipanti. «Ma non chiamatela Leopolda rossa per favore», chiede il leader di Sel. Per prima cosa, avverte Vendola, bisogna evitare che il presidente della Repubblica sia scelto con il patto del Nazareno perché «sarebbe una sciagura per l'Italia, figlio di un accordo scellerato» Renzi all'inizio ha avuto aperture di credito a sinistra. «Ha vinto le Europee cannibalizzando a destra e a sinistra, quando appariva vergine nella sua dichiarata estraneità alle scelte fino ad allora seguite sull'austerità. Ora, invece, abbiamo un disvelamento della favola renziana della retorica del cambiamento». Cosa contesta a questo cambiamento? «Che è un cambiamento regressivo. Oggi Renzi è l'impedimento per una sinistra di governo che alzi il vessillo contro l'austerità che sta uccidendo l'Europa e l'Italia. Ma si tratta anche di un partito che vive all'ombra di un opaco patto del Nazareno e che, vedi l'esempio della Liguria, vuole governare con la destra. Ecco perché dobbiamo sfidare Renzi per batterlo». Come giudica l'uscita di Cofferati dal Pd? «Sergio Cofferati è una bandiera della sinistra, è un riformista doc. La sua uscita dimostra che il partito di Renzi è l'opposto di una sinistra riformista, di progresso» Ma gran parte della minoranza Pd non vuole seguirlo. «Non voglio tirare la giacchetta alla minoranza del Pd. Ma non non convince quel loro continuo "vorrei ma non posso, non si può di più". Bisogna rivolgersi al popolo del Pd e anche a una parte della sua classe dirigente perché comprendano che battere Renzi significa dare rappresentanza politica ai lavoratori, ai disoccupati, al popolo italiano che ha bisogno di risposte. Renzi è l'impedimento a una vera sinistra di governo». Come è stato possibile che un partito che viene dalla sinistra si sia trasformato così radicalmente, come lei denuncia? «La sinistra italiana deve fare i conti con la cultura della governabilità, uno smottamento come unico senso dell'azione politica. La sinistra ha fatto cioè campagne elettorali di sinistra e politiche di destra non appena è arrivata a governare. Anche la sinistra Pd dovrebbe dunque svolgere qualche autocritica». Anche la segreteria Bersani? «Il Pd dell'epoca dovrebbe riflettere su quella pietra d'inciampo che è stata l'esperienza di Mario Monti. L'equivoco Renzi nasce da lì. Un cattivo realismo dunque ha tarpato le ali alla sinistra». Volete fare un nuovo partito di sinistra? «Domenica da Atene giungerà un segnale forte di cambiamento. Anche in Italia guardiamo a una sinistra plurale, giovane, popolare che si opponga alla regressione di Renzi. A Milano ci mettiamo a disposizione come opportunità per intrecciare lotta politica e culturale e dare risposte ai grandi dilemmi. Non siamo certo insensibili alla crepa profonda che si è aperta nel Pd che ne rivela la reale natura. Ma ci poniamo il problema anzitutto di dare risposte alle piazze piene di giovani, donne e lavoratori che attendono una svolta». ©RIPRODUZIONE RISERVATA