"L'infinito cielo come teatro" I quadri di Augusto Daolio
Una vita nella cittadina reggiana di Novellara: qui Augusto Daolio nacque nel 1947, visse, cantò, dipinse e morì a 45 anni. Nei primi anni Sessanta, ancora adolescente, Daolio fondò con Beppe Carletti un primo gruppo, "I Monelli". Poi nel 1963, arriveranno i "Nomadi" con lo stesso Carletti, Franco Midili, Leonardo Manfredini, Gualberto Gelmini e Antonio Campari. La sua voce è legata all'interpretazione di canzoni, divenute inni della generazione dei contestatori, come "Dio e' morto", "Noi non ci saremo", "Come potete giudicare". L'apice del successo sarà raggiunto dal gruppo nel 1972 con "Io vagabondo", canzone simbolo in cui Augusto amava identificarsi. MEDE «Disegno paesaggi spaesati, confusi nella mente, carpiti un po' ovunque... In loro si nasconde l'uomo non sempre visibile, ma che sa mescolarsi alle cose, scambia i ruoli, diventa cavallo e albero, un gesto, una mano, occhi e l'infinito cielo come teatro, come messa in scena ideale». Così Augusto Daolio, il cantante dei Nomadi, descriveva la sua pittura. Pittura che rivivrà sabato, alle 17.30, al castello Sangiuliani con la mostra "L'infinito cielo come teatro", organizzata dal Comune e dalla Fondazione Teatro Besostri di Mede, e dall'associazione "Augusto per la Vita" presieduta da Rosanna Fantuzzi, compagna di Augusto. La mostra sarà aperta fino a domenica 1 febbraio. Orari di apertura: giorni feriali 16.30-19.30; sabato e domenica 10-12.30 e 16.30-19.30. «Abbiamo allestito due belle sale del castello di Mede – spiega Rosanna Fantuzzi – I quadri ci accompagneranno nel percorso artistico di Augusto fino all'ultima magnifica sua produzione. La mostra è costituita di opere a tecnica mista: chine, oli e acquerelli perché Augusto spaziava e amava sperimentare, scoprire e utilizzare diverse modalità espressive. Alcune delle opere sono fortemente evocative di luoghi, situazioni e momenti di vita. Emozionano e guidano verso la natura negli spazi magici e surreali che catturavano la sua fantasia». A un concerto del 1986, di fronte a migliaia di fan, Augusto riassunse la sua visione del mondo e dell'arte. «Apri il cuore e accontentati di quello che il sole scalda e la vita concede – disse dal palco di una cittadina emiliana, Sant'Ilario d'Enza – Tutti siamo invitati alla festa della vita, dimentica i giorni d'oscurità. I tuoi amici o amiche che non sono più con noi sono nella tua voce e nelle voci di queste migliaia di ragazzi che stanno cantando "Canzone per un'amica", con una grande passione e partecipazione che sorprende la stessa luna, che anche stasera ci regala un po' del suo argenteo mistero. C'è amore nell'aria ed è così difficile catturarlo, ma tu, gli amici, noi e le nostre canzoni, questa sera prendendoci per mano, siamo un solo, grande, commosso urlo». Rosanna Fantuzzi ricorda che Augusto Daolio, nel suo viaggiare, nelle tappe dei tanti tour su e giù per l'Italia, ha lasciato un ricordo indelebile anche in Lomellina, «questa terra così ricca di tradizione e di luoghi bellissimi». «Nel castello Sangiuliani e poi nel teatro Besostri – aggiunge la compagna dell'indimenticato cantante dei Nomadi – avremo l'occasione, ancora una volta, di scoprire la sua arte pittorica, la sua infinita sensibilità trasposta su tela, le sue tecniche sorprendenti, le chine tratteggiate, gli oli preziosi e le visioni sognanti dei suoi quadri dove, oltre ogni cosa, è evocato il suo grande amore per la natura, il rapporto radicato fra uomo e natura, vita e terra. A Mede aspettiamo numerosi gli amici di Augusto e dei Nomadi per un grande abbraccio musicale e poetico e un ricordo di Augusto, di un uomo e di un artista acceso, presente e più che mai sorprendente». Sabato sera Rosanna diffonderà anche le finalità dell'associazione "Augusto per la vita": raccogliere fondi per dare borse di studio a ricercatori in campo oncologico. Nel nome di un artista morto a 45 anni. Umberto De Agostino