Suicida per amore, la mamma a processo

MIRADOLO Valentina Lucchesi aveva 14 anni. Nel giugno di tre anni fa si è tolta la vita per amore sparandosi un colpo in testa con una pistola all'interno di una roulotte nel campo nomadi di via dei Baratti a Miradolo dove viveva con la famiglia. Ieri le sue ultime ore sono state ricostruite nel corso del processo che si sta celebrando davanti al giudice del Tribunale di Pavia Daniela Garlaschelli. Sul banco degli imputati la mamma di Valentina, Rosa Lucchesi, 50 anni, assistita dall'avvocato Roberta Grittini. Deve difendersi dalle accuse di omicidio colposo, furto (la pistola con cui la figlia si è sparata è risultata rubata), e detenzione abusiva di armi. Un'imputazione, fa notare il suo avvocato, che aggiunge dolore ad altro dolore, quello che non si potrà mai rimarginare per la perdita della figlia. Valentina soffriva, stando a quanto ricostruito nell'inchiesta, per un amore ostacolato dalla famiglia. «Mia mamma non voleva che facesse la mia fine e si ritrovasse a 14 anni sposata e con un figlio» ha detto ieri in aula la sorella della giovane. Ma nessuno, hanno detto alcuni familiari, avrebbe potuto far presagire la tragedia. Anche se nella notte tra il 15 e il 16 giugno la ragazza era stata portata al pronto soccorso dell'ospedale di Castelsangiovanni per una sospetta intossicazione da farmaci. «Aveva detto di aver assunto 20 pastiglie di Tavor – ha spiegato il medico che era di turno quella notte –. Le abbiamo praticato una lavanda gastrica ma non abbiamo riscontrato tracce evidenti del farmaco. Abbiamo pensato che non l'avesse realmente assunto». «Ho intuito che ci fosse un conflitto con la famiglia – ha raccontato in aula la dottoressa che l'ha dimessa il mattino seguente – ma dopo la notte sembrava tranquilla, solo un po' assonnata. I genitori inoltre erano sempre stati accanto a lei, presenti». Ma quando è tornata a casa Valentina ha detto che si sarebbe voluta riposare. Si è chiusa nella roulotte e si è uccisa. La pistola è risultata rubata a un pensionato di Graffignana che ieri ha deposto in Tribunale. E sono stati sentiti come testimoni anche due marescialli del Ris di Parma che hanno effettuato le analisi di comparazione tra il bossolo e la pistola, una Franchi 7.65. Non c'è dubbio che quella sia l'arma usata dalla ragazza per uccidersi, impugnata con la mano sinistra perché era mancina. Lo conferma anche la prova dello stub. Si tornerà in aula il 29 giugno per la deposizione della mamma. (m.g.p.)