Siziano, il barista dell'oratorio condannato a risarcire il prete

di Maria Grazia Piccaluga wSIZIANO Quando la signora Anna, a metà degli anni Ottanta, aveva rilevato dal parroco i locali dismessi del vecchio asilo li aveva trasformati in un bar a servizio dell'oratorio. E in poco tempo era diventato un luogo di aggregazione per Gnignano, 800 anime, frazione di tre Comuni (Locate, Carpiano e Siziano). In trent'anni la famiglia Foletti aveva aggiunto una rivendita di tabacchi, valori bollati e riviste e si era organizzata per affittare anche una sala agli amanti del ballo liscio. Oggi, in quegli spazi invasi dalla muffa e resi inutilizzabili dalle infiltrazioni di umidità, il figlio Cristiano, 43 anni, che ha ereditato l'attività dai genitori, prepara quando va bene un caffè al giorno. E secondo una sentenza pronunciata l'altro giorno dal Tribunale di Lodi i locali dovranno essere liberati e riconsegnati al proprietario, la parrocchia dei Santi Giacomo e Lorenzo, perché li possa rimettere a disposizione della comunità locale. Non prima però di aver rimborsato i canoni di affitto non versati dall'agosto 2010 per una somma quantificata in 18mila euro. «E' un'ingiustizia – spiega amareggiato Cristiano Foletti – Questo luogo rappresenta tutta la mia vita, ci sono nato e cresciuto. Ho casa e lavoro. Non me ne andrò, dovranno buttarmi fuori a forza». I locali, spiega anche il suo avvocato, Simone Brusatori, sono andati in malora «non per colpa di Foletti ma per la mancata manutenzione straordinaria che spetta al locatore, cioè la parrocchia». «Il tetto è parzialmente crollato perché le travi erano marce e piove all'interno della struttura rendendola inutilizzabile – spiega il legale – Un danno non certo imputabile alla mancata intonacatura o alla manutenzione ordinaria scarsa come invece ha stabilito la perizia di un consulente nominato dal Tribunale». Foletti aveva a sua volta citato in giudizio la parrocchia e la Diocesi chiedendo un risarcimento di circa 200mila euro: 30mila euro per i danni morali e 170 per quelli materiali. Perché le condizioni di degrado in cui versa ormai il bar hanno progressivamente allontanato tutti i clienti. Le infiltrazioni e il degrado dello stabile avrebbero progressivamente allontanato i clienti ma hanno anche causato la revoca della licenza da parte della ricevitoria per i mancati incassi. Oltre all'interruzione del rapporto con chi organizzava i corsi di ballo. Così la famiglia aveva smesso di versare il canone di affitto e aveva continuato a chiedere un intervento per risanare tetto e mura. Ma la parrocchia, con don Pierangelo Cattai, non si è arresa alle richieste di risarcimento . E si è fatta rappresentare nella causa davanti al Tribunale dall'avvocato Alessandro Ferrari ribaltando la prospettiva. «La famiglia che gestiva da oltre 30 anni il locale si è presa delle libertà che esulano dal contratto – ribatte l'avvocato Alessandro Ferrari, che assiste la parrocchia nella causa –. La vendita di sigarette e di riviste, ma anche la ricevitoria del lotto non sono propriamente in linea con l'attività che era stata stabilita. L'immobile era stato concesso in affitto per l'attività di somministrazione di alimenti e bevande a favore dei fedeli che frequentavano la comunità parrocchiale o comunque a chi utilizzava il vicino campo sportivo. E l'affittuario si era impegnato a non svolgere attività incompatibili con la morale cattolica. Ciò che invece ha fatto la famiglia Foletti rappresenta una grave e palese violazione degli impegni assunti». Il perito del giudice ha inoltre stabilito che il degrado dell'immobile sia da collegare alla mancata manutenzione ordinaria e risulta a suo parere «utilizzabile come bar». «I locali – scrive il perito – sono in buono stato di manutenzione e idonei all'uso».