La Ue verso la stretta sulla sicurezza Controlli in aumento

di Maria Rosa Tomasello wROMA Il nodo resta quello del Pnr (Passengers name record), la banca dati sui passeggeri dei viaggi aerei, bloccato dal Parlamento europeo per il timore di una compressione insopportabile del diritto alla privacy. Ma davanti alla minaccia terroristica sempre più aggressiva, per i ministri degli Esteri dell'Unione europea, ieri riuniti a Bruxelles, è necessario rendere operativa, e in fretta, la direttiva presentata nel 2011 dalla Commissione, che obbliga le compagnie a fornire agli Stati membri informazioni sui passeggeri che entrano o escono dal territorio europeo. Nel giorno in cui dal Consiglio degli Esteri arriva ai parlamentari il «forte appello» a velocizzare l'approvazione del Pnr, il ministro Paolo Gentiloni si dichiara ottimista: «Penso che in alcuni mesi la situazione si sbloccherà: bisogna trovare un punto di equilibrio tra privacy e sicurezza». Perché, sottolinea, «bisogna combattere una minaccia molto alta», ma «senza rinunciare ai principi e alle libertà fondamentali del modello europeo: non possiamo accettare che il terrorismo cambi il nostro modello di società». Dunque, il trattato di Schengen sulla libera circolazione «non è in discussione». L'Europa si prepara a varare una serie di iniziative, senza escludere, sottolinea Gentiloni, misure restrittive. Oltre al Pnr, si pensa in molti Paesi a un giro di vite sui permessi di soggiorno agli imam, per evitare l'ingresso nel territorio dell'Unione di predicatori radicali, con controlli incrociati in particolare per i salafiti (musulmani che ritengono prioritaria l'applicazione della sharia) provenienti da Paesi come Qatar e Arabia Saudita. Per evitare che le carceri diventino luoghi per indottrinamento, sezioni separate per predicatori e soggetti radicalizzati. Allo studio anche una stretta su carte d'identità, passaporti e doppie nazionalità, che potranno essere ritirati a chi rappresenta un pericolo per la sicurezza. Maggiori controlli anche sul web attraverso il monitoraggio di social network e siti sensibili, chat e e-mail, oltre a un rafforzamento delle protezioni contro i cyber-attacchi. Il pacchetto di misure antiterrorismo dovrà essere sottoposto ai leader dei 28 Paesi nel Consiglio informale di metà febbraio, che sarà preceduto dalla riunione dei ministri degli Interni il 29 e 30 gennaio a Riga e di un nuovo Consiglio degli Esteri il 9 febbraio. «Quello del terrorismo non è un problema tra Occidente e Islam - sostiene l'Alto rappresentante per la Politica estera Federica Mogherini -. Abbiamo bisogno di un'alleanza di civiltà coi nostri partner e di dialogo», per evitare lo scontro perché spesso «le prime vittime sono cittadini e Paesi musulmani». Per questo, tra i risultati principali del vertice di ieri c'è la firma del memorandum d'intesa con il segretario della Lega Araba, Nabil Al-Arabi, con l'obiettivo di «rafforzare la cooperazione». E tra le proposte di Mogherini ci sono l'istituzione di un addetto alla sicurezza nelle delegazioni Ue in Paesi "sensibili" che dialoghi con l'intelligence, e di un portavoce in grado di esprimersi in arabo all'interno del servizio estero Ue. ©RIPRODUZIONE RISERVATA