Soldato Giovanni, stroncato a Mauthausen

BRONI Sono 109 i caduti bronesi nella Prima guerra mondiale, adesso il Comune vuole ritrovare le loro tracce. All'epoca la cittadina oltrepadana contava poco più di 6.800 abitanti e aveva dunque pagato un tributo importante durante il conflitto. I nomi dei soldati morti sono scolpiti su due lapidi: una all'interno della basilica San Pietro Apostolo e una nella Cappella cimiteriale, recentemente restaurata grazie alla generosità della locale sezione degli Alpini. Proprio nella Cappella cimiteriale, dalla parte opposta rispetto alla lapide dei caduti, un'altra annuncia la vittoria dell'Italia contro l'Austria – Ungheria: sotto le lapidi in marmo, a sinistra il fascio littorio e a destra lo stemma del Comune di Broni. Scorrendo i nomi dei militari bronesi, si scoprono tante storie, spesso poco conosciute, come quella di Giovanni Salvaneschi che morì per malattia nel campo di Mauthausen, in Alta Austria. Divenuto tristemente famoso come campo di sterminio nazista durante il secondo conflitto mondiale, fu durante la Grande guerra un centro di prigionia per lo sfruttamento della cava di Wiener - Graben, un granito usato per pavimentare le strade di Vienna. Vi furono internati moltissimi italiani, di cui 1.766 vi morirono di fame e stenti. Tra di loro c'era anche il bronese Giovanni Salvaneschi, soldato del 4° Reggimento artiglieria da fortezza. Nato l'11 marzo 1878, morì il 19 giugno 1918. Nella Cappella ai caduti di Broni, accanto alla lapide con i nomi dei soldati, un'altra celebra la vittoria dell'Italia sull'Impero austro - ungarico. «4 novembre 1918, ore 13 – recita – La guerra contro l'Austria - Ungheria che sotto l'alta guida di Sua Maestà il Re duce supremo l'esercito italiano, inferiore per numero e per mezzi iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta». Franco Scabrosetti