Olivelli, un passo verso la beatificazione

Una cerimonia di commemorazione di Teresio Olivelli si è tenuta venerdì al liceo Cairoli, istituto che Olivelli frequentò. A fare gli onori di casa (presenti il sindaco Andrea Sala e il vicario del vescovo, monsignor Gianfranco Zanotti) la dirigente Maria Rita Marchesotti con un gruppo di docenti e gli studenti della 4B Classico e della 4A Scientifico. La commemorazione è stata curata dal gruppo Alpini guidati da Renzo De Candia. La causa di canonizzazione di Olivelli partì nel settembre 1986, quando padre Innocenzo Venchi fu nominato postulatore. Il 13 febbraio 1987 il vescovo di Vigevano, Mario Rossi, annunciò l'apertura del Processo canonico. Il 29 marzo successivo si costituì il Tribunale ecclesiastico: giudice delegato fu nominato don Mario Tarantola. Nella Commissione storica entrarono Franco Colli, Pietro Trovati e i teologi censori Pietro Bellazzi e Luigi Cacciabue. Nel 1989 si chiuse la fase diocesana e iniziò quella apostolica. Nel 1992 la causa fu affidata al relatore, padre Cristoforo Bove, affiancato da Trovati, Colli e don Paolo Rizzi. Quest'ultimo sarà nominato postulatore nel 2004 e firmerà i due volumi della Positio, la documentazione che prova l'esercizio eroico delle virtù: sarà sostituito nel 2008 da suor Tiziana Conterbia. Già 40 anni prima dell'avvio della causa, Carlo Allorio, vescovo di Pavia, Luigi Dughera, parroco di San Lorenzo, e l'arciprete di Tremezzo, Rocco Invernizzi, zio del Servo di Dio, avevano svolto un'indagine sui mesi di Olivelli nei lager. MEDE La Congregazione delle cause dei santi ha approvato le "virtù eroiche" di Teresio Olivelli. Se la prossima istanza, che spetterà ai cardinali, confermerà questo giudizio, il Servo di Dio sarà dichiarato Venerabile della Chiesa. Lo ha comunicato ieri pomeriggio monsignor Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano, arrivato a Mede per celebrare il 70esimo anniversario della morte del partigiano lomellino, il "ribelle per amore" caduto il 17 gennaio 1945 sotto le percosse di un kapo nazista nel campo di concentramento di Hersbruck. Il Venerabile, una volta tale, potrà procedere verso la beatificazione. E' l'obiettivo cui mira la diocesi di Vigevano, che da decenni esalta la figura di Olivelli, nato nel 1916 a Bellagio, cresciuto a Zeme e poi di casa anche a Mortara. Ieri la sua figura è stata rievocata prima nella conferenza tenuta da don Cesare Silva, parroco di Breme, Sartirana, Valle e Semiana, e storico della Chiesa nella sala conferenze di via Dante. Presenti il circolo culturale "Olivelli", decine di alpini, corpo in cui aveva militato il Servo di Dio, e il sindaco Lorenzo Demartini. Qui monsignor Gervasoni e don Silva hanno confermato il recente passaggio della causa verso la beatificazione, pratica molto complessa seguita in Vaticano direttamente dal mortarese monsignor Paolo Rizzi. Poi, in chiesa parrocchiale, la celebrazione del "ribelle per amore". Presenti le rappresentanze della Federazione universitari cristiani italiani (Fuci), dell'Azione cattolica, degli Scout, degli Alpini, dell'Associazione partigiani cristiani e dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro. Monsignor Gervasoni ha ricordato gli «errori» compiuti da Olivelli, fervente sostenitore del regime fascista prima di partire per la Russia e di compiere il salto verso la Resistenza. «Ha commesso errori come tutti gli uomini – ha detto il vescovo – ma poi è tornato indietro, anche grazie alla chiamata di Gesù Cristo. Negli anni della gioventù aveva seguito i valori del tempo, ma poi ha capito che erano sbagliati tanto da donare la vita in un campo di concentramento tedesco». A Fossoli, Bolzano, Flossemburg e Hersbruck Olivelli esercitò fino all'eroismo le tre virtù della carità, dell'apostolato e del perdono. «Ha esaltato la dignità umana fino all'estremo sacrificio», ha detto ancora monsignor Gervasoni. A Hersbruck Olivelli cercò di aiutare un prigioniero ucraino picchiato da un aguzzino, che colpì l'alpino lomellino con un calcio al ventre che gli sarebbe stato fatale. Ieri il vescovo ha concelebrato con don Silva, don Renato Passoni, don Mario Tarantola, don Vladimir Soldo e don Antonio Mercuri. Umberto De Agostino