«Moschea, nessuna promessa»

PAVIA Il progetto di una moschea a Pavia ovest continua a far discutere. Marco Bellaviti, ex assessore all'urbanistica nella giunta Cattaneo, fa una precisazione: «Quando il sindaco ed io incontrammo il portavoce della comunità musulmana, non gli dicemmo che avremmo costruito una moschea. Spiegammo che la legge regionale ci aveva imposto di individuare aree per i luoghi di culto e che, in seguito, si sarebbe provveduto con un bando». Mohamed Gamal, portavoce di una delle due comunità islamiche di Pavia, spiega invece da dove arriverebbero i cinque milioni di euro per realizzare la struttura: «Direttamente dal governo del Qatar. In questi giorni, poichè è cambiato, dovrò incontrare il nuovo ambasciatore per sottoporgli il progetto». Gamal esclude che il progetto sia scaturito dalla Qatar charity foundation, un'associazione che sta finanziando la costruzione di moschee in molte parti d'Italia, soprattutto in Sicilia. «La fondazione – prosegue – ci aveva contattato, ma noi abbiamo preferito trattare con lo Stato, per maggiore trasparenza». Il voto di giovedì sera, in Consiglio comunale, lo ha amareggiato: «Quella decisione rischia di alimentare l'odio – dice – e questo non va bene. Noi andremo avanti, stiamo preparando un'istanza formale. Seguiremo i passaggi previsti dalla democrazia, perchè molti di noi hanno vissuto la dittatura e sanno quale importanza abbiano la democrazia e la libertà». A riportare il dibattito su un livello più "concreto", invece, pensa il consigliere comunale del Pd, Gigi Furini: «Si parla tanto di costi della politica – dice – e giovedì sera abbiamo dovuto radunare il Consiglio comunale per discutere di un progetto del quale, al momento, non vi è traccia in Comune e di cui abbiamo visto solo un'immagine pubblicata sui giornali. Una seduta del Consiglio costa, complessivamente, tra i 6 e i 7mila euro. Non sarebbe stato meglio organizzare un convegno, magari con persone esperte e preparate in questioni di rapporti tra religioni?». «Del resto – conclude Furini – appena prima di Natale si è preteso che discutessimo di sicurezza. Il prefetto non aveva potuto intervenire e, quindi, non avevamo dei dati certi. Ma il dibattito è proseguito sino alle 4».(f.m.)