Deportati pavesi, ne tornarono solo 16 su 73

PAVIA «Come per il resto d'Italia, i primi arresti seguiti da deportazione avvengono nella provincia di Pavia dopo l'8 settembre 1943», scrive Alessandra Ferraresi, docente associato di Storia moderna all'Università, negli Annali. L'armistizio con gli Alleati e la dissoluzione del Regio esercito consegnano tre quarti del Paese all'occupante tedesco e ai suoi fiancheggiatori della repubblica di Salò. Si scatena così la repressione dell'antifascismo e di coloro che sono considerati nemici del Reich. Secondo il saggio della professoressa Ferraresi, i deportati pavesi nei lager – non considerando i militari richiamati alle armi e catturati dopo l'armistizio – furono 73. Solo sedici scamparono all'orrore dei lager e fecero ritorno a casa. Dodici nacquero a Pavia, 8 nel Pavese, 7 in Lomellina, 23 in Oltrepo, altrettanti fuori provincia. Quanto all'età, diciannove erano nati prima o entro il 1900, tredici tra il 1901 e il 1910, diciassette tra il 1911 e il 1920, ventitré tra il 1921 e il 1928: il più giovane deportato aveva sedici anni. Interessante anche il dato relativo alle professioni: diciannove erano operai e muratori, sedici contadini, quindici artigiani o commercianti, diciotto professionisti, impiegati, studenti universitari o delle scuole superiori, due militari di professione, uno pensionato (il bronese Egisto Cagnoni, sindacalista e dirigente del Partito socialista, arrestato per aver aiutato dei prigionieri alleati a riparare in Svizzera e morto a Mauthausen), due casalinghe. L'anno più terribile della deportazione pavese è il 1944, che si apre con il colpo durissimo inferto al Cln di Pavia. A marzo, sono avviati ai lager operai e operaie delle fabbriche di Cilavegna in sciopero contro la guerra e la fame (vedi box a fianco); in luglio, annota ancora Ferraresi, «viene colpita la rete di collegamenti e di sostegno alla lotta partigiana in Lomellina e Oltrepo»; in settembre finisce nuovamente nel mirino l'organizzazione clandestina del capoluogo provinciale, mentre con l'autunno e l'inverno iniziano i grandi rastrellamenti in montagna: non a caso, a dicembre i deportati furono sedici. (r.lo.)