No alla moschea, Maroni aiuta Depaoli

di Fabrizio Merli w PAVIA La Regione dà e la Regione toglie. Mentre in Consiglio comunale Pd e centrodestra dicono "no" all'ipotesi di una moschea a Pavia Ovest, la Regione (dalla quale proviene la legge che obbligava i Comuni a prevedere aree per i luoghi di culto nei Pgt) prepara un progetto di legge che taglia il problema alla radice. Il disegno che andrà in aula il 27 gennaio non cita mai le moschee, ma è esplicito. Nel caso di nuovi edifici di culto, possibilità per la popolazione di esprimersi sulla realizzazione, obbligo di telecamere esterne collegate alla questura, necessità di coerenza architettonica con le caratteristiche dei palazzi vicini, parcheggi in misura non inferiore al 200 per cento del pavimento dell'area di culto e parere obbligatorio di polizia e residenti. Nel frattempo, giovedì sera, il Consiglio ha discusso a lungo su un progetto che, per ora, non è stato presentato agli uffici comunali. A fine serata, Giuseppe Polizzi (Movimento 5 stelle) propone un ordine del giorno secondo cui «Il Consiglio comunale di Pavia sostiene la Moschea a Pavia di dimensioni adeguate alla comunità musulmana» per porre la questione in termini politici più generali. L'unico voto a favore è dello stesso Polizzi; centrosinistra e centrodestra sono uniti nel bocciarlo. Del resto, la premessa del sindaco Depaoli era stata chiara: «Durante la mia amministrazione nell'area di Pavia ovest non sarà realizzata una moschea né nessun altro edificio di culto: quell'area è vincolata a verde fino al 2019 e intendo rispettare il vincolo». «Il progetto, per ora circolato solo sui giornali, è sovradimensionato rispetto alla comunità musulmana pavese. Comunità peraltro divisa in due gruppi, il più numeroso dei quali non è quello da cui è arrivato il progetto. Siamo contrari anche a consumare suolo vergine per nuove costruzioni: qualunque progetto deve prevedere il recupero di aree dismesse. Detto questo, rispettiamo la libertà di culto. Per tutte le confessioni uguali diritti e doveri, siamo pronti al dialogo». Il Consiglio, su richiesta dell'opposizione, discuteva ufficialmente la notizia circolata nelle ultime settimane sulla stampa. I gruppi di centro- destra sono stati concordi nel dire un secco «no»; in seguito ai drammatici attentati in Francia molti interventi trattano a più ampio raggio del rapporto tra Europa e Islam: «Non dico che siamo in guerra, ma attenzione a non sbiadire le nostre radici nel nome dell'integrazione» avverte Cattaneo. Unica apertura nell'opposizione arriva da Polizzi (M5S): «Chiediamo alla comunità islamica di giustificare un progetto dalle dimensioni oggettivamente spropositate e la provenienza dei fondi. Noi non siamo pregiudizialmente contro la costruzione di una moschea». Il tema scottante richiama molti oppositori al progetto anche tra il pubblico: Forza nuova distribuisce volantini, i giovani leghisti applaudono gli interventi contrari, gli studenti di azione universitaria espongono uno striscione: «Le nostre radici non hanno prezzo. No moschea». Daniela Bonanni espone un cartellone realizzato durante il sit in per le vittime di Charlie Hebdo. Ottini si scusa per la polemica scatenata da un suo post su facebook: «Ho usato toni troppo perentori, fuorviato da fonti autorevoli ma troppo di parte. Nessuna censura: ho capito l'errore e rimosso spontaneamente il post» e annuncia di aver appena rinnovato la tessera Pd, ma riceve da Mognaschi una tessera ad honorem della Lega. (ha collaborato Riccardo Catenacci)