Assolta per la morte del motociclista
di Maria Grazia PIccaluga wGROPELLO CAIROLI Tradito dalla velocità elevata e da una manovra azzardata. E' quanto hanno stabilito i periti che hanno ricostruito in aula la dinamica dell'incidente costato la vita a Graziano Callegarini, 40 anni, di San Giorgio Lomellina. Il 28 aprile del 2012 l'uomo, in sella alla sua potente Kawasaki, si è schiantato contro l'Opel Astra condotta da Elena Magnani Demillo, 52 anni, di San Martino lungo la strada provinciale 596 che collega Pavia a Gropello Cairoli. La donna era stata rinviata a giudizio per omicidio colposo. Due anni dolorosi. Per la famiglia del 40enne, che ha perso la vita nello schianto, ma anche per l'imputata ancora profondamente provata da quell'evento. L'altra mattina il giudice Luigi Riganti ha chiuso il processo durato oltre un anno, assolvendo Elena Demillo, assistita dall'avvocato Rosella Camperi. Oltre al difensore anche il pubblico ministero Antonella Santi aveva chiesto l'assoluzione per la conducente della macchina. Secondo la ricostruzione della difesa e dei periti infatti l'auto era uscita dal parcheggio del supermercato Lidl e si era immessa sulla provinciale, impegnando la corsia centrale di canalizzazione, diretta a Pavia. Dalla parte opposta è sopraggiunta la Kawasaki guidata da Callegarini, giardiniere. L'uomo, diretto a Gropello, invece di proseguire sulla sua corsia di marcia, rimanendo così sulla destra, ha invece scartato a sinistra andando a colpire la parte anteriore dell'auto. I periti hanno accertato inoltre che la moto procedeva a 155 km orari (calcolati al punto d'urto), 65 oltre il limite di 90 imposto su quel tratto. Mentre l'auto aveva imboccato la corsia a 8-9 km orari. L'impatto ha causato una rotazione della Opel di 180 gradi. Ed è stato così violento da lasciare impressa nella carrozzeria l'impronta del manubrio. Callegarini è stato sbalzato di 50 metri finendo in un canale sterrato ed è morto sul colpo .