Violinista per diletto e gran camminatore, andò a piedi a Casteggio dall'amica

PAVIA Albert Einstein, in una vita segnata da continui viaggi e conclusa oltreoceano in America, ebbe anche l'occasione di risiedere in Italia e in particolare a Pavia. Nel 1894 il padre Hermann decise di spostare la famiglia da Monaco a Milano per cercare maggiore fortuna negli affari. Il giovane Albert, all'epoca quindicenne, rimase nella città bavarese per completare il ginnasio ma nell'estate del 1895 insofferente al nozionismo della scuola tedesca, decise di interrompere gli studi per tentare poi l'ammissione al politecnico di Zurigo. Nel frattempo la sua famiglia si era trasferita da Milano a Pavia dove il padre aveva fondato una nuova azienda, le "officine elettrotecniche nazionali" nei pressi di Porta Garibaldi, con il socio italiano Garrone. Albert raggiunse dunque la famiglia nella casa di via Ugo Foscolo 11, un edificio storico in cui nel 1809 aveva dimorato anche il poeta. All'inizio dell'anno scolastico 1895/1896 Einstein si trasferì ad Aarau, in Svizzera, per seguire dei corsi preparatori; tornò a Pavia saltuariamente fino al 1896, quando trascorse un periodo più lungo tra Pavia e Casteggio. Molto poco del soggiorno pavese di Einstein si sapeva fino al 1955 quando, dopo la morte dello scienziato, la signora Ernesta Marangoni (un'amica di gioventù sua e della sorella Maja) accettò di scrivere due lunghi articoli con i suoi ricordi. E' così che sappiamo delle vacanze trascorse dai fratelli Einstein a villa Marangoni a Casteggio, caratterizzate da improvvisati concerti in cui Albert si distingueva come violinista. Il giovane Einstein, grande camminatore, una volta si recò a piedi da Pavia a Casteggio, in qualche ora. Gli ci vollero invece diversi giorni per raggiungere Genova da Casteggio, valicando gli Appennini. Dell'amicizia tra i Marangoni e Einstein rimane traccia anche in tre lettere oggi conservate presso l'università di Pavia: Einstein riallaccia i rapporti dopo la guerra (e riguardo alla sorte di Mussolini commenta, in italiano approssimativo, "come onestamente meritato"), si dispiace per la distruzione del ponte coperto e, infine, nel 1952 risponde alla lettera di Ernesta (appena informata della morte della sorella Maja) raccontando del desiderio della sorella di tornare in Italia. «What beatiful memory is Casteggio…». (r. c.)