Charlie Hebdo, tre milioni a ruba
ROMA Lo Stato islamico definisce «un atto estremamente stupido» tornare a pubblicare «vignette che insultano il profeta» sul nuovo numero di Charlie Hebdo, il 1178, il primo dopo la strage di mercoledì scorso. Ma il settimanale, stampato in tre milioni di copie contro le 60mila abituali, tradotto in cinque lingue e distribuito in oltre venti Paesi, vola nelle edicole di tutto il mondo e in poche ore viene decretato il "tutto esaurito". In Francia 700mila copie vanno a ruba in pochi minuti. Un successo che obbliga alla ristampa le Messageries Lyonnaises de Presse, che annunciano l'arrivo, già a partire da oggi, di altri due milioni di copie, per un totale di cinque milioni. Il ricavato sarà destinato alle famiglie delle vittime degli attentati di Parigi. Nella capitale francese, così come in molte altre città, già all'alba formano lunghe code per acquistare la rivista sulla cui copertina campeggia un Maometto in lacrime sovrastato dalla scritta "Tutto è perdonato". Chi non riesce a comprare Charlie Hebdo ripiega sullo storico "fratello" maggiore, Le Canard Enchainé, minacciato a sua volta, che in un numero di solidarietà con i colleghi titola «Non lasciatevi abbattere». Scatta anche la ricerca su internet. Su eBay il numero che fino a un'ora prima si comprava nelle edicole per 3 euro è in vendita a cifre che oscillano fra i 5 e i 280 euro. Il record spetta al numero del 2 novembre scorso, il primo con il profeta raffigurato in copertina, che va all'asta per 4.010 euro. Schizzano anche gli abbonamenti, passati da diecimila a duecentomila negli ultimi giorni. Charlie Hebdo è sold out anche in Italia, dove 260mila copie del settimanale distribuite con Il Fatto Quotidiano si volatilizzano in pochi minuti: altre 200mila sono in ristampa e saranno in edicola oggi. E mentre una rivista cattolica, la rivista gesuita Etudes, e un sito ebraico, Jewpop, pubblicano vignette di Charlie Hebdo che ironizzano su Gesù e sul Papa, nel primo caso, sulla Shoah e sugli ebrei nei secondo, fioccano le critiche nel mondo arabo. Secondo il quotidiano Le Monde, la diffusione dell'ultimo numero, tradotto in arabo, è stata vietata in Tunisia, Marocco e Algeria. «La pubblicazione delle caricature è una inaccettabile provocazione, da condannare. La blasfemia non ha nulla a che vedere con la libertà d'espressione» tuona il governo di Rabat. E dal Cairo l'università di al-Azhar - uno dei principali centri di insegnamento religioso dell'Islam - si appella a «tutti i musulmani a ignorare le caricature».