Le nuove frontiere dell'archeologia

PAVIA Domani e venerdì, presso l'aula Goldoniana del collegio Ghislieri di Pavia si terrà il seminario di archeologia Digging Up Excavations: due giornate su una questione metodologica poco studiata eppure straordinariamente attuale anche in Italia: la riapertura di cantieri archeologici in siti già indagati in un passato più o meno lontano. Per l'archeologo che oggi interviene in un sito già in parte indagato da altri, riprendere l'esplorazione proprio dagli strati raggiunti da colleghi di anche cento anni fa significa dover affrontare grandi difficoltà. «La tecnica di cantiere, per non dire il lessico, erano enormemente differenti – spiega Maurizio Harari, componente del comitato scientifico del convegno – Per l'archeologo si tratta di riafferrare il bandolo di una matassa già svolta e riavvolta da altri, che agirono in contesti culturali e metodologici assai differenti dal nostro». L'idea del seminario si deve a due neodottori di ricerca, Paolo Rondini e Lorenzo Zamboni, che hanno attualmente responsabilità di tutors e supervisori di saggio nell'importante scavo dell'insediamento etrusco di Verucchio (Rimini), avviato dall'Università di Pavia nel 2011, sotto la direzione scientifica di Maurizio Harari. «Si tratta di una call riservata a studiosi non ancora accademicamente strutturati o, se strutturati, in fase iniziale di carriera – continua Harari – coerentemente con lo spirito dell'iniziativa, che punta allo svecchiamento di pratiche e di competenze». Oltre a Verucchio, l'Università è impegnata in altri due scavi. Uno è a Pavia, presso Santa Sofia ed è diretto da Maria Elena Gorrini. E' la fase preliminare di indagine (interpretazione di foto aeree) sulla leggenda della Papia Vegia: un insediamento altomedievale (prossimo, ma distinto dalla città di fondazione romana) con possibili precedenti anche preromani. Un secondo lavoro è in Cappadocia Meridionale, Turchia, diretto da Clelia Mora e Lorenzo D'Alfonso. In località Kinik Hoyuk si sta esplorando un "tell" pluristratificato (cioè un'altura formatasi dalla sovrapposizione di ruderi di città appartenenti a epoche diverse), dove dai livelli medievali ed ellenistico-romani, collocati più in superficie, si scende man mano fino all'età del Ferro e a quella del Bronzo. E' invece sospesa la missione in Libia: si trattava di completare la documentazione dello scavo del Tempio Flavio nella città romana di Leptis Magna, in Tripolitania. L'incarico era stato affidato a Claudia Maccabruni (prematuramente scomparsa), ma è impossibile darvi seguito per la precaria situazione di sicurezza.