A Pavia rendita degli affitti in picchiata

di Filiberto Mayda wPAVIA In Lombardia solo a Lecco si sta peggio che a Pavia. Magra consolazione per i proprietari di immobili che hanno deciso di affittare il loro appartamento. E' quanto emerge da una elaborazione del quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore, che ha preso in considerazione i valori dei rendimenti - con cedolare secca o con tassazione ordinaria - degli immobili dei capoluoghi di provincia. Per quanto riguarda la Lombardia, escluso naturalmente il capoluogo Milano - Pavia è decisamente messa male. Infatti, nel caso di cedolare secca, in tasca al proprietario di un immobile resta un ritorno sul capitale del 2,29 per cento, posizionando Pavia in ottava posizione con la cedolare secca, e sempre in ottava posizione si trova anche nel caso della tassazione ordinaria dove il rendimento scende al 1,55 per cento. Sempre per quanto riguarda Pavia, il canone lordo medio annuo è di 7.509 euro che netto diventa di 3.902 euro con una tassazione del 42 per cento (cedolare) e di 2,893 con il 61 per cento della tassazione ordinaria. E se è vero che a prima vista un rendimento del genere appare lusinghiero rispetto a quanto si può trovare in giro in fatto di investimenti - insomma il mattone tiene sempre - per il Sole 24 Ore sarebbe una sorta di vittoria di Pirro: «C'è poi un altro aspetto da maneggiare con cautela. Infatti, anche se negli ultimi anni le imposte sono aumentate e i canoni diminuiti, a mantenere su livelli interessanti la redditività netta è stato il calo delle quotazioni (...) La diminuzione dei prezzi penalizza chi possiede già un immobile e mette di fronte a un dilemma i potenziali investitori, favorendo sì l'acquisto nell'immediato, ma ipotecandolo in prospettiva. Oltretutto, non si possono escludere neppure altri aumenti delle imposte: è vero che la legge di Stabilità per il 2015 conferma il tetto massimo delle aliquote Imu e Tasi, ma secondo i dati del Caf Acli in otto capoluoghi su dieci nel 2014 il tetto non era ancora stato raggiunto per le case locate, quindi ci sono i margini per farlo quest'anno». Insomma, se è vero che il pur scarno rendimento del mattone pavese è superiore a quanto si otterrebbe dai sicuri Buoni postali o di Stato, è altrettanto chiaro che si tratta di cifre tutt'altro che golose per chi vorrebbe investire. «Non è solo un problema di tasse, è che rendimenti così bassi disincentivano appunto non solo gli investimenti, ma anche la trasmissione degli immobili ai figli - commenta l'architetto Luisa Marabelli, presidente dell'Uppi pavese (Unione piccoli proprietari immobiliari) -. Si parla di tutela dei centri storici, di recupero e valorizzazione dei patrimoni immobiliari, e intanto si colpiscono, ricordo, in piccoli proprietari, quelli che hanno scelto la casa per loro, per la famiglia, per lasciare qualcosa ai figli». Non meno amareggiato Pierluigi Albetti, segretario generale Sunia Pavia, ossia chi rappresenta gli inquilini: «Questi dati non raccontano tutta la verità. C'è ancora una fascia di evasione totale, insomma affitti in nero, e poi una situazione generalizzata "all'italiana", dove magari a fronte di un affitto da 300 euro mensili il proprietario ne chiede 50 in nero. Quello che mi sorprende sempre, è che con gli strumenti di oggi scoprire gli affitti in nero sarebbe semplice, non farlo è una scelta politica».