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MOSCHEA A PAVIA / 1 Ai musulmani chiedo di chiarire gli equivoci nEgregio Direttore, solo poche righe su un argomento del quale si parla già molto, e spesso scompostamente: il problema "moschea sì, moschea no" a Pavia e, in generale, i rapporti di buona convivenza e di possibile integrazione nei confronti della comunità musulmana che da anni vive qui. Quanto accaduto in Francia ha certamente reso più difficile affrontare con serenità una questione già di per sè complessa e delicata. La forza politica di centro-destra che rappresento, come componente della Costituente di Fratelli d'Italia della Provincia di Pavia, da sempre sottolinea la necessità di un maggior ordine e di un maggior controllo da parte del Governo nei confronti delle centinaia di profughi provenienti da paesi extracomunitari che ogni giorno raggiungono il nostro paese. Impresa non facile, certamente, vista la collocazione geografica dell'Italia e che non può andare a buon fine senza l'aiuto degli altri paesi della Comunità europea. Una linea di condotta, però, che ormai si impone e che deve essere messa in atto al più presto, con decisione e severità. Le bellicose dichiarazioni di Al Qaeda e dell'ISIS, che alle parole fanno ormai seguire i fatti, richiedono la massima vigilanza e, soprattutto, e qui entriamo nel tema della lettera, la massima collaborazione da parte dell'Islam moderato, sia nel condannare pubblicamente, sia nel denunciare le iniziative terroristiche dell'estremismo musulmano. L'impressione invece, spero sbagliata, è che spesso questa condanna non sia espressa con la fermezza e la chiarezza necessarie e che, anche in molti musulmani moderati, esista una sorta non di approvazione, certo, ma quasi di "giustificazione" dei delitti perpetrati dai loro correligionari estremisti. Per questo motivo, prima di pensare alla costruzione di una enorme moschea nella nostra piccola città, chiariamo definitivamete questo equivoco, chiedendo in sostanza alle brave persone di fede musulmana che vivono e lavorano a Pavia e in Italia di accelerare il tanto invocato processo di integrazione condividendo senza riserve la condanna dell'estremismo islamico e rispettando, altrettanto senza riserve, il modo di pensare, le tradizioni e i costumi del paese occidentale che li ospita, così come noi facciamo nei loro confronti. Marco Galandra Fratelli d'Italia - Pavia Moschea a pavia / 2 Accoglienza e laicità antidoti al terrore nContrariamente al signor Fois (lettera di sabato 10) non ho paura degli islamici e di una paventata moschea a Pavia. Ho paura dell'ignoranza e dei fondamentalisti che sono trasversali e presenti in tutte le religioni. Ho frequentato abbastanza islamici sia per lavoro che per amicizia (ho scritto anche un libro, "Il rispetto dell'altro", ed. Carocci ) e ho visitato quasi tutti i paesi islamici (Turchia, Libano, Siria, Palestina, Egitto, Afghanistan, Iran, Tunisia, Algeria e Marocco) per imparare non solo a non averne paura ma ad apprezzarne alcune caratteristiche umane (senso dell'ospitalità, rispetto dell'anziano, attaccamento ai figli, ecc.). Ovviamente essendo oltre un miliardo, più dei cristiani, non si possono fare generalizzazioni. L'Arabia Saudita è diversa dal Marocco dove sono andata recentemente con la rivista Confronti per praticare un dialogo interreligioso e interculturale. Non sottovaluto ovviamente i gruppi minoritari votati al martirio. Mi fanno paura come mi facevano paura le Brigate rosse e gli autonomi e mi fanno paura i violenti di casa nostra. Ma non possiamo permetterci di fare di ogni erba un fascio. Se noi siamo fedeli alle nostre tradizioni, ai nostri credi, ai nostri principi democratici e costituzionali, dobbiamo imparare a dialogare partendo dai diritti universali e dal rispetto per l'Altro. Così penso che a Pavia ci sia bisogno di una moschea come ci sarebbe bisogno di un campo nomadi. Solo normando e verificando le regole di convivenza si può vincere la paura e il senso di insicurezza e tenere sotto controllo tutti i fenomeni di devianza come si dovrebbe fare per la corruzione, la mafia, il malcostume in generale. Gli attentati terroristici sono fatti da gente disperata che si sente rifiutata e che ha complessi di inferiorità. Come dice Cacciari, fino a quando la nostra democrazia non dimostrerà di essere accogliente e continuerà con le disuguaglianze questo tipo di terrorismo troverà terreno favorevole. Quello che da anni dicono, senza eco mediatica , le persone impegnate nel mondo musulmano laico, è che la lotta contro la violenza fondamentalista si fa dando spazio alla laicità e che solo la secolarizzazione, con la separazione tra stato e religione, garantisce l'affermazione dei diritti umani, schiacciati da ogni teocrazia che per sua natura è sempre fondamentalista, sessista, omofoba e patriarcale. Marta Ghezzi Pavia #jesuischarlie / 1 Tanto buonismo e poi... nulla nDue fidanzatini in primo piano, emozionati dagli eventi. Si stringono affettuosamente. Una lacrima illumina i dolci lineamenti dei loro visi. I loro sguardi smarriti sono immortalati e trascinati nelle case di mezzo mondo. Una candela fra le mani. Come sempre. Dolore e costernazione. Persone scomparse. Poche foto. Qualche volto. Congiunti devastati dalla perdita dei loro affetti, sacrificati ignobilmente alla retorica. La retorica. Si insinua subdolamente e conquista la scena. Oscura tutto il resto. Senza pietà. Come sempre. Retorica. Riempie i salotti, le conversazioni televisive e le chiacchierate tra amici. Qualcuno condanna, altri invitano al perdono. Qualcuno è vicino alle famiglie delle vittime, altri ai carnefici. Qualcuno pensa che "si poteva evitare", altri ne sono certi. Qualcuno criminalizza e ricorda che "noi lo avevamo detto!", altri invitano a non generalizzare. Qualcuno. E tutto svanisce. Come una emozione. Al vento. Come sempre. Una colata lavica di emozioni, immerse nella violenza di un evento tragico. Sensazioni forti. Destinate a scemare in un nonnulla, tra le fauci di cannibali affamati di occasioni per pubblicizzare se stessi e il loro credo. Un credo flebile, opportunamente adeguato alla circostanza. Un momento di gloria. Una immagine televisiva… per le prossime elezioni. Come sempre. Ancora due frasi di circostanza. Una foto. Una dichiarazione di solidarietà, un cartello fra le mani: "je suis Charlie". E poi… nulla. Come sempre. In attesa del prossimo appuntamento. Davide Mangolini San Genesio #jesuischarlie / 2 Ripartire dopo la violenza nLa violenza immane che è stata compiuta in Francia ha dell'assurdo. Esistono libertà di pensiero e di stampa, perché soffocare questi diritti e questi valori? La Francia è caduta ma si è subito rialzata. La vita cambia invece, ora si convive con il panico. Penso che si debba dialogare di più su eventuali cellule, e non tenersi le informazioni gelosamente. Si riparte in Francia, riparte Charlie Hebdo, ma con una ferita che nessuno potrà cancellare. Tiziano Papagni Pavia #jesuischarlie / 3 I santi bisogna lasciarli stare nSuperfluo dichiarare che mi indigno e mi dispero per quello che è accaduto a Parigi. All'ironia si dovrebbe far fronte con l'ironia e non con il fanatismo. Ma vallo a spiegare a dei giovanotti incolti addestrati alla violenza. Per simili individui l'onta andava lavata con il sangue. Ma noi che siamo tanto civili perché non ci siamo astenuti da istigazioni pericolose? Penso che la libertà di stampa, che tutti riteniamo sacra e che non dovrebbe avere limiti, debba interrompersi un secondo prima della provocazione irriverente, specialmente nei riguardi di persone che provengono da culture diverse. Quanti saranno ora in Europa i castigatori pronti a morire da martiri nel nome del Corano? Del resto la nostra Bibbia, nell'Antico Testamento, tollerava guerre e vendette. Soltanto con gli insegnamenti di Gesù abbiamo scoperto l'uguaglianza, anzi la fratellanza fra tutti. Quindi, nella ricerca della pace universale, dovremmo considerare che anche la libertà di espressione e l'ironia devono avere un limite quando cozzano con i valori e i sentimenti del prossimo, specialmente con educazione e cultura diverse. Proverbi saggi di altri tempi recitano: "Est modus in rebus" e "Scherza coi fanti e lascia stare i santi" (anche i "santi" di altre religioni). Vorrei che avessimo imparato la lezione. Tilde Caranti Pavia