Maugeri, l'assemblea dei "senza sindacato" «No a ogni accordo»
di Anna Ghezzi wPAVIA «Se non firmiamo alcun accordo, cosa succede?». È questa la domanda chiave dei lavoratori Maugeri impigliati nella vertenza sugli stupendi e preoccupati del futuro della fondazione, 3500 dipendenti, 21 centri e un accordo coi creditori ancora da trovare. E a seconda del tono della risposta si consumano le divisioni, sempre più spiccate, tra chi un accordo lo cerca per non lasciare che l'azienda decida da sola e chi lo rifiuta, perché l'azienda deciderà comunque da sola. Ieri sono arrivati alla spicciolata da Pavia, Montescano, Veruno, Tradate, Castelgoffredo. Si salutano come se fossero amici da anni, invece in comune, molti, hanno solo il fatto di lavorare per la fondazione Maugeri, in uno dei 21 centri in tutta Italia e di lottare, da luglio, per il loro futuro, che sentono in pericolo. Alla fine erano oltre 150 nell'aula magna del Ghislieri per l'assemblea generale auto convocata dai lavoratori. Che prima hanno raccolto le firme per chiedere ai sindacati di convocarla, per spiegare che cosa sta succedendo nella trattativa poi però hanno sentito "ostilità" e le firme non le hanno mai consegnate. L'assemblea c'è stata lo stesso, senza i confederali ma con la presenza di rappresentanti di Cisal, Usb e Fials e diversi lavoratori iscritti a un altro sindacato (i tesserati, in Maugeri, sono oltre il 60%, ndr) ma interessati a discutere di quel che sta accadendo. E alla fine hanno approvato una mozione per chiedere alle organizzazioni sindacali che non venga firmato l'accordo quadro che prevede la riduzione del costo del lavoro senza un piano industriale, che siano fatte pressioni istituzionali per evitare speculazioni finanziarie e sia costituito un coordinamento nazionale per diffondere in tutti i centri le informazioni, costruendo iniziative comuni di lotta. Nelle scorse settimane la tensione tra lavoratori si è alzata ancora, con accuse tra le varie sigle sindacali e i non sindacalizzati. I dipendenti sono circa 3500, in aula erano 150: una minoranza che cerca di farsi sentire pur non volendo farsi rappresentare da una sigla. Dei politici invitati c'era solo la consigliera regionale 5 stelle Iolanda Nanni, assenti il presidente della commissione sanità in Lombardia Fabio Rizzi e il consigliere comunale Davide Ottini. «Un successo – afferma Nanni – segno evidente dell'interesse di centinaia di lavoratori nel capire tutti i passaggi-chiave di questa importante vicenda, nonché le soluzioni praticabili, alternative al taglio delle indennità. I lavoratori presenti hanno approvato una mozione in cui diffidano le organizzazioni sindacali a firmare alcun genere di accordo in assenza di un Piano Industriale così come aveva già fatto Rizzi, presidente della commissione sanità».