«Sulle note racconto un luogo dell'anima»
PAVIA Non ha nulla a che vedere con il film omonimo uscito nel 2013, la piéce teatrale "Una piccola impresa meridionale", che domani alle 21 andrà in scena al Teatro Fraschini, con Rocco Papaleo, autore e interprete e la regia di Walter Lupo (gli ultimi biglietti – da 14 euro a 5 euro – si acquistano in teatro domani dalle 11 alle 13, dalle 17 alle 19 e un'ora prima dell'inizio, info 0382.371214). Se nella versione cinematografica, infatti, "Una piccola impresa meridionale" raccontava i pregiudizi e le crisi dei protagonisti, in teatro il testo di Papaleo è un diario raccontato sulle note musicali, con storie che sono frammenti di vita, annotazioni fulminanti, suggerite da interrogativi semplici. «Del film rimangono solo il titolo, il tono e le suggestioni – chiarisce subito Rocco Papaleo, che si è imposto all'attenzione con il film "Basilicata Coast to Coast" nel 2010, vincendo il David di Donatello, il Nastro d'argento e il Globo d'oro come "Miglior regista esordiente" - E questa mia voglia di raccontare una certa "meridionalità", un modo di essere, un modo di vivere e di pensare, i colori, i profumi, i sapori e la sintesi che da tutto questo viene fuori, per restituire sulla scena quello che, più che un luogo geografico è un luogo dell'anima». E' uno spettacolo più leggero o profondo? «Entrambe le cose. Cerco di essere divertente, ma anche profondo, e quando l'atmosfera diventa malinconica, ironizzo». Perché ha scelto la formula del teatro-canzone? «La musica rimane comunque il mio punto di partenza, perché la prima cosa che ho fatto da ragazzo è stato imparare a suonare. Tutto il mio percorso artistico parte da lì, dopo sono seguiti l'interesse per il teatro, la scrittura e la regia. Se devo dire delle cose il modo che mi viene più naturale è quello che unisce la musica alla narrazione, come succede in questo spettacolo». Sul palco quanti siete? «Siamo cinque musicisti attori (Francesco Accardo alla chitarra, Jerry Accardo alle percussioni, Guerino Rondolone al contrabbasso, Arturo Valiante al pianoforte, ndr) e ci muoviamo su una partitura talmente solida da permetterci di tradirla continuamente. Improvvisando senza perderci mai di vista, entrando e uscendo continuamente dalle nostre biografie». Come si fa a raccontare un luogo dell'anima? «Io penso che ogni luogo e ogni provenienza abbiano una valenza. Quello principale è proprio quel legame personale generato negli anni da un percorso, da una relazione autentica con le persone che lo abitano; dalle cose fatte, viste, dette quotidianamente con una particolare cadenza. Queste cose messe insieme fanno la differenza nel momento in cui si parla di un posto, lo trasformano da semplice luogo geografico a luogo dell'anima». Nel suo caso? «Sono nato e cresciuto a Lauria, provincia di Potenza, Basilicata. Lì ho passato la mia adolescenza e lì si è formato il mio punto di vista. Poi, siccome amo viaggiare, ho raccolto esperienze e pensieri qua e di là. Tutto mi è rimasto appiccicato dentro, ha subito un'elaborazione ed è diventata materia e carburante per i miei progetti artistici. Io la chiamo "biologia esistenziale"» Marta Pizzocaro