L'Arlecchino di Paolo Rossi è al Carbonetti

BRONI Fu Giorgio Strehler, nel 1994, a suggerire a Paolo Rossi di portare in scena un "Arlecchino" alla sua maniera, lontano dalla convenzionale visione goldoniana della maschera della Commedia dell'Arte, e vicino alla sua poetica di attore-saltimbanco, caratterizzata da "elementi sulfurei", comici e tragici allo stesso tempo. Poi però, un po' perché non era tempo, un po' per la scomparsa di Strehler qualche anno dopo, di quel progetto non se ne fece nulla, ma i consigli del grande maestro non andarono persi, anzi, rimasero impressi nella memoria dell'attore, in attesa dell'occasione giusta. L'occasione giusta è arrivata. E' così che, a dieci anni di distanza da quell'input, Paolo Rossi torna alle scene con lo spettacolo "Arlecchino", da lui scritto, diretto e interpretato, che questa sera alle 21 andrà in scena al Teatro Carbonetti di Broni (biglietti da 30 a 15 euro, infotel. 0385.257057). «Strehler mi consigliò di adattare al saltimbanco i miei monologhi da stand-up, improvvisando e assemblando, senza essere filologico – racconta Paolo Rossi – Facendo mio l'Arlecchino e, se proprio volevo, pensando al primo Arlecchino, quello che andava e veniva dall'aldilà all'aldiquà, più infernale e sulfureo». Ma il titolo di questo spettacolo avrebbe anche potuto essere "Opinioni di un Arlecchino", suggestionato com'è anche dal romanzo "Opinioni di un clown" di Heinrich Böll. «Capita di imbattersi in libri in cui è inevitabile identificarsi e capita che ti venga voglia di riraccontare quella storia, raccontando te stesso – continua Rossi – Certo, nell'opera di Böll, il clown si serviva di una maschera per criticare un paese immerso in un miracolo economico, mentre qui la situazione è capovolta». E mentre Paolo Rossi dà vita al suo Arlecchino, I virtuosi del Carso, saltimbanchi, attori e musicanti, uno sloveno e uno pugliese, intervengono tra un monologo e l'altro. Marta Pizzocaro