Jihadisti dal Veneto reclutati da Bosnic, l'imam del terrore
di Gigi Sosso wBELLUNO Il mio vicino è un jihadista. Se ne sono accorti con sorpresa gli abitanti di Longarone e Chies d'Alpago, quando nel novembre del 2013 il bosniaco Ismar Mesinovic e il macedone Munifer Karamaleski hanno preso i figli e sono partiti, per andare a combattere in Siria, tra i ribelli al regime di Bashar al Assad. Non per andare a trovare i nonni, nei Balcani, come avevano fatto capire. Uno con il bimbo di due anni, che la mamma cubana Lidia Solano Herrera sta ancora cercando e ritiene di aver riconosciuto in una foto in braccio a un combattente di nome Seid Colic, e l'altro tre bambine, più la giovane moglie. Ismail Davud è sicuramente rimasto orfano, perché il papà di 36 anni è morto in battaglia nel marzo dell'anno scorso, vicino ad Aleppo. La notizia è stata data dal sito internet "La scienza del Corano", amministrato da un marocchino allora residente a Belluno: Anass Abu Jaffar. Nessuno sa nulla, invece, del 26enne ex operaio in un'ottica alpagota Karamaleski: potrebbe essere ancora vivo, questo almeno è quanto ha detto la sorella minore Sebil, che l'avrebbe sentito qualche tempo fa su Viber, un sistema per fare chiamate, tipo Skype. Il papà Mustafer, che fa il muratore l'ha come ripudiato, non condividendo la sua scelta. Ma come e perché i due sono partiti per il Medio Oriente, arruolandosi nell'Is? Entrambi frequentavano il centro culturale islamico di Ponte nelle Alpi, Assalam per la preghiera del venerdì. Qui il presidente Hassan Lambarki è stato profetico, quando ha dichiarato che «qualcuno soffia nelle orecchie di questi ragazzi». Il qualcuno potrebbe essere l'imam del terrore Bilal Bosnic, con il quale sarebbero entrati in contatto alla moschea di Pordenone. Qui non sarebbe mancata nemmeno qualche fotografia insieme. Bosnic, che mesi fa è stato arrestato in Bosnia è uno dei tre indagati dalla procura di Venezia per reclutamento con fini di terrorismo anche internazionale. E nel registro degli indagati del magistrato Walter Ignazitto ci sono anche lo stesso Jaffar, che al momento è in Marocco e Ajhan Veapi, che vive o viveva proprio a Pordenone. Secondo la procura, sarebbero stati loro il tramite tra i due foreign fighters bellunesi e Bosnic. Dopo la strage di Charlie Hebdo, Jaffar ha commentato su Facebook: «Vedete quanto ci guadagnano i media dal cosiddetto "terrorismo". La cosa strana è che questo terrorismo è stato creato proprio dai media, insultando il profeta Muhammad». Le indagini veneziane sono ancora in corso e ultimamente il Ros dei carabinieri ha effettuato delle perquisizioni, che hanno portato al sequestro di documenti e computer. Materiale che sarebbe interessante. ©RIPRODUZIONE RISERVATA