L'Enpa scopre un cavallo "segregato"
PAVIA Cani legati a una catena troppo corta per consentire sufficienti movimenti. Ma anche un cavallo con gli zoccoli deformati perchè il padrone non si rivolgeva da anni a un maniscalco. Sono solo alcuni esempi di animali maltrattati, esempi che affiorano dalla relazione annuale delle guardie zoofile dell'Enpa, l'Ente nazionale per la protezione degli animali. Nell'anno appena terminato, le guardie hanno risposto a 81 segnalazioni da parte di cittadini o di enti pubblici. Le guardie, inoltre, hanno condotto una approfondita attivi5tà ispettiva. Sono stati effettuati sopralluoghi in un allevamento di bovini, uno di suini, due di ovini, due canili privati, un'azienda ittica, una macellazione ad uso famigliare, tre mostre zootecniche, due circhi, quattro negozi di animali e due negozi ittici. In tutto, le guardie volontarie hanno prestato 297 ore di servizio e percorso 5.455 chilometri. In alcuni casi, i controlli sono stati condotti in collaborazione con le forze dell'ordine. Il caso più grave, che ha portato alla segnalazione alla procura della Repubblica per l'ipotesi di maltrattamento di animali, è stato, appunto, quello di un cavallo tenuto in una piccola stalla, legato a una catena tanto corta che non permetteva all'animale di muoversi correttamente nè di coricarsi. Inoltre l'animale aveva gli zoccoli deformati e tanto malcurati che lo costringevano a spostamenti molto difficoltosi. La buona notizia, per quanto riguarda i controlli effettuati sui cani, è che la pratica dell'inserimento del microchip sotto cute si sta facendo sempre più frequente. Purtroppo esiste ancora una percentuale di animali che non sono iscritti all'anagrafe canina. Per questi, non si può stabilire con certezza la provenienza, nè escludere che si tratti di soggetti coinvolti nel traffico illegale di animali. Inoltre sono stati trovati cani tenuta a una catena troppo corta o in condizioni di scarsa pulizia, oltre a gabbie o serragli obsoleti. Le guardie zoofile dell'Enpa, poi, hanno effettuato controlli anche sulla detenzione di animali e, più in generale, di patrimonio zootecnico, sia per scopi di affezione, che di commercio e allevamenti. In molti casi è stata accertata - spiega un comunicato - una «situazione di mantenimento e di stabulazione nel minimo richiesto dalle vigenti normative». Il che significa, in pratica, che gli animali da allevamento molto spesso hanno a disposizione uno spazio vitale estremamente ristretto. Questo succede soprattutto negli allevamenti intensivi, dove è importante che i capi ingrassino in fretta e, quindi, si tende a limitare al minimo i movimenti. Una pratica che tuttavia, talora può sfociare nella crudeltà. (f.m.)