«Ospedali lomellini bocciati dai malati»
«O i dirigenti non sanno organizzare il servizio oppure i medici dei nostri ospedali non sono più attrattivi per i pazienti»: sul tema degli ospedali che vedono diminuire il numero dei ricoverati interviene anche Domenico Mogavino, sindacalista della Cisl. «I piccoli ospedali tengono perché sono comunque un punto di riferimento – dice Mogavino – anche se la riforma regionale della sanità li farà diventare satelliti delle strutture maggiori. Vigevano ha avuto il risultato peggiore, perché la struttura non è ancora stata potenziata, come invece chiediamo da tempo». Meno duro è Sante Marangon della Cgil: «Servono più dati per esprimere un giudizio – dice –. Verifichiamo quanti pazienti lomellini vanno a farsi ricoverare negli ospedali milanesi, perché se il numero non è cresciuto significa che il fatturato dell'ospedale vigevanese scende perché i pazienti vengono seguiti meglio e quindi hanno meno bisogno di essere ricoverati. Poi bisogna capire se oltre al fatturato sono diminuiti anche i costi. Nel bilancio preventivo dell'azienda, ad esempio, i costi del personale sono stati ridotti. Probabilmente, vedendo che è diminuito anche il fatturato, la riduzione del costo del personale non è stata casuale». di Claudio Malvicini wVIGEVANO «Gli ospedali lomellini perdono pazienti perché le strutture milanesi sono considerate migliori e perché non tutti i pazienti sono disposti a farsi operare dove non c'è la Rianimazione, come succede a Mortara e Mede»: Giovanni Belloni interpreta così i numeri negativi del 2014 nelle strutture dell'Azienda ospedaliera, che tra gennaio e novembre ha fatturato quasi 3 milioni di euro in meno rispetto all'anno prima. Quello di Vigevano è l'unico degli ospedali lomellini in perdita rispetto al 2013, ma di comune alle tre strutture c'è stato il calo dei ricoverati in Chirurgia: meno 14% a Vigevano e Mortara, meno 11% a Mede. Da tempo Belloni è favorevole a una riorganizzazione degli ospedali pavesi: «La media di posti letto in Regione è 3,7 per ogni mille abitanti, in provincia di Pavia siamo a 6 – spiega –. In queste condizioni rischiamo di veder sparire i letti che ora non vengono utilizzati o che sono utilizzati male, visto che il 39% dei ricoveri è inappropriato. L'alternativa è convertirli per rispondere alle nuove esigenze di una popolazione che invecchia. Attualmente ci sono pazienti cronici che vengono ricoverati in ospedale anche 6 o 7 volte l'anno, al costo di 800/900 euro al giorno. Con quelle strutture per lungodegenti che al momento non ci sono, i costi scenderebbero a 200 euro al giorno e i pazienti sarebbero seguiti meglio, perché non tutte le famiglie hanno i soldi per mantenere un parente in casa di riposo né la possibilità di gestire da sole un malato cronico». Belloni punta il dito contro i dirigenti di Asl e Azienda ospedaliera: «Il progetto per il Piano ospedaliero territoriale di Casorate è stato bocciato dalla Regione perché sono stati chiesti 3 milioni di euro, contro gli 800mila euro dei progetti approvati. I dirigenti di Asl e Ao devo presentare progetti sostenibili e tarati sulle esigenze del territorio». Sono cresciuti nel 2014 gli accessi al Pronto soccorso dei tre ospedali lomellini, ma per Belloni non è tutto oro quello che luccica: «A Mortara e Mede, come a Casorate, di notte il radiologo e il tecnico di laboratorio sono reperibili, ma i dati raccolti non possono essere trasmessi da un ospedale all'altro – spiega Belloni –. Significa che un radiologo può essere chiamato nella stessa notte a Mortara e poi, magari, anche a Mede o Casorate. Io credo che queste strutture di notte andrebbero chiuse». Belloni organizzerà un nuovo tavolo tecnico nei prossimi due mesi per parlare dei problemi della sanità provinciale. «Per il tavolo precedente avevamo organizzato 4 o 5 incontri, ma da Vigevano è venuto solo una volta il vice sindaco Ceffa – dice il presidente dei medici –. Questa volta partiremo dall'autocritica, cioè diremo che gli ospedali pavesi non sono più un eccellenza e sono autoreferenziali. La mia non è una critica ai medici, ma alle strutture. Nel privato c'è più attenzione al servizio alberghiero legato al ricovero, nel pubblico si pensa che il paziente si farà ricoverare anche se il servizio non è curato. Le strutture private non sono perfette, perché spesso trascurano il paziente una volta conclusa la degenza, ma sanno proporsi meglio».