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IL NUOVO ANNO Leggiamo l'oroscopo con ottimismo nCi siamo arrivati. A feste in via di esaurimento è cominciato il periodo dedicato alle previsioni del futuro. Su tutti i media, tra il serio e il faceto, impazzano gli oroscopi. Alzi la mano chi non consulta almeno un giornale o magari due (per il confronto) cercando le previsioni che riguardano l'anno appena cominciato, per se stessi e per i propri cari. Se gli astri sono favorevoli ci sentiamo rincuorati, altrimenti ci sentiamo mortificati. Ma non più di tanto. Infatti nessun astrologo profetizza sciagure vere e proprie (che purtroppo magari accadranno), ma soltanto periodi difficoltosi preceduti e seguiti nel corso dell'anno da stati di benessere e fortuna. Così i poveri mortali stremati dagli avvenimenti negativi che più o meno hanno funestato l'anno trascorso, non sono indotti ad affrontare i 365 giorni a venire con la tremarella. Insomma i periodi bui, secondo gli oroscopi, dovrebbero essere apostrofi neri inseriti fra lunghi cicli di benessere e felicità. Oltre agli oroscopi riguardanti singole persone, se ne compilano anche su popoli e nazioni. Riguardano governi emergenti o contestati, nonché guerre in procinto di espandersi o mitigarsi. E' ovvio che anche questo aspetto di interpretazione "collettiva" dei segni celesti è avidamente preso in considerazione dai lettori. E forse è più attendibile rispetto agli oroscopi individuali perché non si basa sull'appartenenza ai diversi segni zodiacali. O forse anche le nazioni ne hanno uno? E popoli antichi avevano i profeti che si occupavano appunto di previsioni riguardanti soltanto di avvenimenti universali, perché l'individuo allora aveva poca importanza rispetto alle "genti". I Greci avevano gli Oracoli, che erano consultati in ogni periodo dell'anno. Ma i responsi erano spesso oscuri come il più noto che recitava: "Andrai. Ritornerai. Non morirai in guerra", che, con lo spostamento della punteggiatura consentita dalle regole grammaticali in vigore, poteva modificarsi in "Andrai. Ritornerai non. Morirai in guerra". Interpretazione a scelta. Forse fino alla fine del mondo, nonostante scienza e tecnologia, le previsioni resisteranno. Consideriamole un incitamento a vivere senza condizionamenti ma con coraggio e speranza. Tilde Caranti Pavia TRIBUNALI Con l'addio di Beretta finisce un'epoca nCon l'approdo alla pensione del giudice Cesare Beretta, di cui questo giornale ha ricordato la poliedrica funzionalità nell'ambito giudiziario, si chiude il periodo d'oro del nostro tribunale di Pavia. Periodo iniziato con la virile autorevolezza e la competenza del dott. Odorisio, padre del defunto Roberto, anch'egli Presidente del Tribunale di Pavia e nonno del Giudice di Sorveglianza Marco e dell'avv. Fabrizio. Continuato con la signorile figura del dott. Agresta, dal tratto colto e raffinato, al quale è succeduto, dopo un breve periodo del dott. Scati, il dott. Porqueddu (ex Procuratore della Repubblica di Voghera, che per eccesso di correttezza rifiutava come "peculato d'uso" l'autovettura di servizio malgrado portasse un'evidente carenza deambulatoria)e dopo una fugace apparizione del dott. Palminota, insuperabile mente giuridica, l'irrefrenabile dott. Giuseppe Raffa, azionato da un moto perpetuo di iniziative e di azioni umane che ha, poi, continuato anche in seguito, oltre, ovviamente, ad altre figure muliebri, su cui spiccano l'incisiva dott.ssa Bernini e la laboriosissima dott.ssa Lombardi. Nonchè altre significative figure maschili come il dott. Fausto Mariani, ed altre ancora. Nel contempo, attraverso questo avvicendamento, si veniva a formare l'imponente e popolare figura del dott. Beretta. Addio Giudice, che hai cercato nelle Tue sentenze di far convivere e di fondere il rigore con la pietà. Oggi per Te e tutti noi si è prodotto il vaticinante evento racchiuso nel brocardo latino: "simul stabant simul cadent". L'addio coincide, ineludibilmente, con la fine dell'epoca d'oro del tribunale di Pavia, che, ricordiamo, ha visto, come compendio costitutivo e di immagine, le più note, le più colte ed eclatanti figure di avvocati del foro pavese, ormai passati a miglior vita. avv. Carlo Dell'Acqua Pavia