L'OPINIONE

(segue dalla prima pagina) Ed è stata quindi illustrata l'iniziativa dell'Archivio Diaristico Nazionale e dei quotidiani del Gruppo Espresso, tra cui anche il nostro, che consente di fruire online di oltre mille testimonianze autobiografiche dell'epoca. Esperimento più che riuscito. Tanto che un professore ha poi commentato con i suoi studenti: "Oggi, tutti insieme, abbiamo capito come si raccoglie documentazione di prima mano senza ricorrere, come voi fate di frequente, solo a Wikipedia". Quest'ultima considerazione è rimasta lì, in qualche anfratto della mia memoria, per un paio di settimane ed è riaffiorata mentre ero con alcuni amici tra i quali una precedentemente simpatica signora ora sempre collegata alla rete con il suo phablet (un always-on a metà tra lo smartphone e il tablet) e con l'abitudine di controllare in tempo reale ogni affermazione altrui. Una sindrome, pare, ampiamente diffusa. Uno a cena dice "...quando il Milan di Rocco vinse lo scudetto nel '69...) e lei, rapidissima, va su Wikipedia e puntualizza "...sbagli, il Milan si prese il campionato l'anno prima, perché nel '69 toccò alla Fiorentina". A me è capitato un paio di volte di venire puntualmente smentito, quando ho azzardato che Chris Kyle, il cecchino che Clint Eastwood ha raccontato in "American Sniper", sia stato ucciso nel 2012 ("...no, febbraio 2013!") e quando ho detto che Castellammare Adriatico e Pescara divennero un'unica città intorno al 1930 ("...la legge che le unificò è precedente, del 1927, per la precisione"). Se un tempo si poteva approssimare un dato o un'informazione senza timore di figuracce, ora è meglio tacere se non si ha la certezza di quanto si va dicendo. Ossia quasi mai, nella maggioranza dei casi. E così, nell'impasse delle reciproche titubanze, la conversazione langue. Wikipedia ha anche la responsabilità di aver costretto all'oblío il quiz telefonico, un genere televisivo e radiofonico che registrava fedelmente i passi avanti - lenti e incerti - nella crescita della conoscenza collettiva degli italiani. Oggi chiunque sia lesto nel digitare e disponga di una rete digitale veloce può subito rispondere correttamente alla classica domanda su "Il ratto del serraglio": un capitolo di "La fattoria degli animali" di Orwell o un'opera di Mozart? Se Wikipedia e i suoi epigoni agevolano i fannulloni e inducono silenzi tra gli amici, non è opportuno chiederne, per assurdo, la soppressione? Il saggio professore di Pieve Santo Stefano s'opporrebbe con forza a tale ipotesi. Il problema - direbbe - non è mai l'affilato coltello da cucina, neppure l'auto che arriva ai duecento, men che meno le pillole per dimagrire, ma l'uso che ne fanno il marito violento, il guidatore maldestro e la ragazza incosciente. In generale, ogni avanzamento tecnologico o culturale non è aprioristicamente buono o cattivo. La dinamite ha aperto strade che attraversano le montagne e il "Capitale" ha evidenziato la divisione in classi della società occidentale per ragioni economiche: a questo puntavano Gustav Nobel e Carl Marx, che quindi non portano alcuna responsabilità delle stragi e delle deportazioni del secolo scorso. Costrizioni, proibizioni o censure sono sempre sbagliate, esclusi rarissimi casi. Per tornare a Wikipedia, la scuola dovrebbe verificare a valle se rallenta un valido percorso d'apprendimento degli studenti e, nel caso, intervenire. Qualcuno, poi, dovrebbe dire alla signora del phablet che la smetta di correggere gli amici, soprattutto a cena. Per quanto riguarda i nostalgici dei quiz telefonici, se ne faranno una ragione. @claudiogiua