L'amore esplode come il "bing bang" Il Cern premia un poeta pavese
L'esplosione, l'amore a prima vista di quel giorno manca sempre di un respiro e la ripetizione programmata del momento cerca soluzione. E non basta una traccia di Bellezza a tenere a freno la memoria: il nero istante dei tuoi occhi il primo incontro, davanti ad un caffè corretto la materia del tuo corpo a compensare il vuoto attorno, forse un alito di vento ha fatto il resto o ho soltanto immaginato. Ma la teoria non riempie la tazzina e la somma delle labbra è altro da una proporzione. È resistenza all'urto, scontro senza alcuna relazione di partenza favorevole per puntare il piede. -Eppure c'è una meta per quel fiato di universo- mi dice la tua natura immobile nel sonno. Ritrovarti qui al mio fianco. È questo il souvenir del viaggio spazio temporale che nessuno sa e può dire; è la grazia di non esser soli al mondo come in una specie di provetta, a riprodurre lo spostamento d'aria di quel giorno, infinite volte, tentare ancora un nome, dando alla traiettoria almeno un senso se non la spiegazione. PAVIA E' Davide Ferrari, pavese di 31 anni il vincitore per l'Italia del Premio Internazionale "Pop Science Poetry 2014" che il Cern di Ginevra - il laboratorio europeo di fisica delle particelle - e la casa editrice milanese Subway Edizioni hanno bandito per divulgare le attività del Cern attraverso l'arte poetica. Una sfida insolita quanto complessa, che tuttavia il giovane pavese - poeta ma anche attore, regista e autore teatrale, formatosi alla scuola per attori del Fraschini e alla Scuola di Scrittura Creativa Flannery O'Connor di Milano, amico fraterno di Franco Loi e collaboratore del noto drammaturgo Edoardo Erba – ha saputo cogliere e far fruttare al meglio. Il suo componimento, selezionato tra i dieci finalisti italiani, s'intitola "Eppure c'è una meta per quel fiato di universo" ed è un poemetto lungo 144 versi, diviso in tre parti, che racconta in chiave poetica il mistero della creazione dell'universo prendendo spunto e ispirazione dal Big Bang che quotidianamente al Cern di Ginevra si cerca di riprodurre. Il percorso di preparazione al concorso per gli aspiranti poeti prevedeva anche un periodo di studio con conferenze condotte da esperti e ricercatori e una visita guidata al Cern per meglio conoscere le attività che ruotano attorno ai mondi della fisica quantistica e della fisica nucleare. «Sono rimasto molto colpito dal fatto che il centro di Ginevra sia l'unico posto al mondo dove ogni giorni si cerca riprodurre quell'esplosione che è all'origine dell'universo – racconta Davide Ferrari, che tra le varie cose è anche direttore del Centro Universitari Teatro dell'Ateneo pavese e della compagnia Maliminori composta da attori-detenuti con cui opera presso le case circondariali di Voghera e Pavia – Allora ho cercato di riprodurlo facendo un parallelismo con l'amore a prima vista, una sorta di "big bang" che ogni giorno, ognuno di noi, tenta di riprodurre, per poi scoprire che il bello non è tanto capire come è successo, quanto vivere il percorso che scaturisce da questa scintilla ». Sebbene all'inizio non fosse per niente attratto dall'argomento, alla fine il poeta si è dovuto ricredere. «La fisica non è proprio nelle mie corde – dice – ma studiando ho scoperto delle cose così interessanti che mi sono appassionato. Come ho lavorato alla poesia? Prima ho fatto una stesura grezza dei versi per testarne la musicalità, poi ho cominciato a lavorare sul linguaggio, la cosa più importante. Non sono uno che ama i tecnicismi e, visto l'argomento, temevo che fossero inevitabili. Invece sono riuscito a cambiare tutti i nomi (il Bosone di Higgs, per esempio, diventa "il nome accomodante di un gigante") e a costruire una trama poetica piena di immagini che restituiscono l'emozione che volevo comunicare». L'ebook di "Eppure c'è una meta per quel fiato di universo", con l'introduzione di Federico Carminati del Cern e la prefazione della poetessa andalusa Raquel Lanseros, è scaricabile gratuitamente dal sito www.subway-letteratura.org. Marta Pizzocaro