Fallimenti, nel 2014 un'istanza al giorno

Solo nel prossimo mese di gennaio sono 213 gli immobili che andranno all'asta in provincia di Pavia. Altri 123 a febbraio e 42 a marzo. Un dato in crescita. Dati che trasformano il Tribunale di Pavia in una sorta di grande agenzia immobiliare. Complessivamente sono pendenti tra Pavia, Voghera e Vigevano 4.975 procedimenti di pignoramento ed esecuzione immobiliare. Che tradotto significa che negli ultimi anni (quantomeno dall'avvio della crisi, nel 2008), quasi 5mila case della provincia di Pavia sono finite all'asta. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Un anno nero per le imprese. Nei dodici mesi del 2014 sono state presentate al Tribunale di Pavia 297 istanze di fallimento. Una media quasi giornaliera. Metà delle procedure avviate si è conclusa con la dichiarazione di fallimento. Nella voragine aperta dalla crisi, che non accenna ad allentare la sua morsa in provincia di Pavia, sono sprofondate soprattutto le imprese legate all'edilizia. Un settore, quello delle costruzioni, che ha trascinato a fondo anche le attività collegate: imprese di idraulica, impiantistica, elettricisti, ditte di movimento terra, un'azienda di prefabbricati, una di infissi. Realtà medio-piccole, 3-4 dipendenti oltre al titolare. Altrettante famiglie sul lastrico. Da Pavia a Stradella, fino alla Lomellina. «Con l'unificazione dei Tribunali i numeri sono lievitati – conferma Andrea Balba, giudice della sezione civile – Fino allo scorso anno solo su Pavia registravamo circa 45-50 procedure. Molte richieste quest'anno sono arrivate da Vigevano. Una mole di lavoro che è ricaduta anche sulle cancellerie, che stanno lavorando a pieno regime». Affollato, ogni mattina, il corridoio del primo piano del palazzo di Giustizia. E ogni giorni si allarga la bacheca degli annunci delle procedure fallimentari. Udienze per la verifica dei crediti fissate già fino a metà del 2015. Tre i giudici applicati, per far fronte all'impegno che diventa sempre più gravoso. Nelle maglie della crisi - basta scorrere la bacheca esposta alla parete - sono finite anche società immobiliari, grandi negozi di arredamento, un'agenzia di viaggi lomellina, società che si occupavano di abbigliamento e un laboratorio di ortodonzia. Rispetto ai 150 fallimenti dichiarati, solo 36 sono stati ammessi al concordato preventivo. Erano 17 a giugno. «Un dato che fatica a crescere – riflette Balba – in controtendenza rispetto agli ultimi. Tuttavia non penso si possa leggere come un miglioramento della situazione economica delle aziende. Piuttosto le imprese sono così in difficoltà che non si accollano le spese di procedure costose». Sono sempre meno gli imprenditori che ricercano accordi con i creditori per non essere dichiarati falliti ed evitare il dissesto finanziario. Le aziende ma anche le famiglie sono in ginocchio. Lo rivela il numero di esecuzioni immobiliari che il Tribunale ha trattato nel corso dell'anno che si sta per chiudere. Circa 990 procedure. Nel 2013 erano state circa 1700. Ma la flessione non deve trarre in inganno. «La bolla dei mutui è quasi finita – osserva il giudice Balba – Quelli del triennio 2010-12 sono numericamente inferiori rispetto a quelli contratti tra il 2005 e il 2007». Su circa mille case che sono state messe all'asta perché i proprietari non sono riusciti a onorare il debito con le banche o hanno subito pignoramenti, circa 300 sono i decreti di trasferimento e quindi le assegnazioni a prezzi vantaggiosi.