In manette l'amica della piacentina uccisa

Scossa nell'ambito dell'inchiesta sull'uccisione di Gaia Molinari: arrestata in via «preventiva» Miriam Franca, l'amica brasiliana della 29enne piacentina uccisa il giorno di Natale. La giovane carioca e Gaia si erano conosciute in un ostello a Fortaleza e avevano deciso di trascorrere alcuni giorni insieme a Jerocoacoara, una delle mille spiagge d'incanto del Brasile, mèta di tanti italiani. Divenuta, in seguito, il luogo dell'omicidio di Gaia, delitto nel quale non sono mancati colpi di scena e che, almeno per ora, resta un mistero. Negli interrogatori - l'ultimo dei quali ieri notte - Miriam si sarebbe contraddetta, ed è stato quindi ipotizzato un suo coinvolgimento. Gli inquirenti, per il momento, intendono compiere verifiche per valutare il suo grado di coinvolgimento. Miriam - farmacista di Rio - è stata implicata nelle indagini, già dal ritrovamento del corpo di Gaia. Inizialmente era una semplice testimone, ma oggi il suo ruolo è cambiato, un fatto che la ragazza - precisano i media locali - ha accettato senza battere ciglio. La brasiliana aveva attirato le attenzioni degli inquirenti su un uomo, subito interrogato dalla polizia ma poi rilasciato, perché considerato estraneo all'omicidio. Proprio lei aveva d'altronde documentato gli spostamenti di Gaia in quei giorni, compreso il checkout dall'ostello che le ospitava. In base alle leggi locali la ragazza sarà a disposizione delle autorità per un mese. Il corpo di Gaia, riferisce la stampa brasiliana, «sarà cremato» a Fortaleza non appena le autorità brasiliane autorizzeranno la procedura. MILANO Erano usciti insieme al liceo. Poi le loro vite avevano preso strade diverse. Lei, 23 anni, studentessa della Bocconi, lui 22 studente di Economia a Boston, a Milano per le vacanze natalizie. A unirli, di nuovo, una serie di messaggi su Facebook e WhatsApp. Messaggi in cui lei e il suo nuovo compagno cercavano di coinvolgerlo in un «triangolo ossessivo», come è stato definito dagli inquirenti. Al rifiuto del giovane è seguita l'aggressione. La ragazza ha gettato dell'acido muriatico addosso a Pietro Barbini ora ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano. Non è in pericolo di vita, ma dovrà restare in ospedale anche per valutare eventuali danni a un occhio. La ragazza, Martina Levato e il compagno, Alexander Boettcher 30 anni, sono stati entrambi arrestati. Per ricostruire quanto accaduto la polizia ha letto i messaggi e ha sentito il padre della vittima. Il 22enne avrebbe accettato di incontrare la ragazza, accompagnato però proprio dal padre. Poi? Lei gli ha gettato l'acido addosso, il 22enne ha iniziato a scappare, inseguito da Boettcher armato di un martello. È stato il padre della vittima a immobilizzarlo fino all'arrivo della polizia. Il padre ha poi riconosciuto la ragazza in un secondo momento, in questura. La giovane ha ammesso l'aggressione con l'acido e ha spiegato di averlo fatto perché «infastidita» dai suoi messaggi su Facebook. «Martina Levato si è dimostrata una bocconiana reticente, falsa e spocchiosa», ha detto il pm di Milano Marcello Musso. Il difensore della studentessa, l'avvocato Paola Bonelli, vuole invece «valutare la capacità di intendere e di volere» della giovane. La coppia resta al momento in carcere. Gli inquirenti si sono definiti «allibiti» da questo «triangolo ossessivo» in cui la coppia voleva coinvolgere la vittima. Allibiti forse anche dai dettagli emersi nell'indagine. La studentessa ha sul viso una cicatrice a forma di "A" che si sarebbe fatta incidere come gesto di «eterna dedizione» nei confronti del suo compagno. E nell'appartamento in zona Navigli che l'uomo usava per i suoi incontri con la giovane, oltre a sequestrare cinque flaconi di acido muriatico, gli agenti hanno trovato anche un bisturi e del cloroformio. Servivano per incidere il suo nome sul corpo delle ragazze che lo desideravano. Questa la spiegazione data da Alexander Boettcher, sposato da diversi anni. Dettagli che però rimbalzano fra i giovani coinvolti. Secondo Martina Levato, che ha cercato di difenderlo anche davanti al giudice, la sua "A" sarebbe stata fatta da un tatuatore. Anche dal passato della giovane emergono altri tasselli della vicenda. La studentessa risulta indagata per lesioni per un fatto avvenuto lo scorso maggio: è stata denunciata da un compagno di studi. Martina Levato e il compagno di corso si appartano in auto, e iniziano a spogliarsi. «Chiudi gli occhi, ho un regalo» le parole di lei. Il giovane apre gli occhi e si trova la ragazza con un coltello in mano con cui voleva evirarlo. Un procedimento che ora la Procura rivedrà in seguito all'aggressione. (ma.br.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA