Senza Titolo

Finisce anche questo difficile 2014. Il Tribunale di Voghera ha chiuso i suoi battenti da circa un anno. Tra pochi giorni, come ultimo atto di deposizione e resa, l'Ordine degli Avvocati di Voghera cesserà di esistere, con contestuale trasfusione di tutti noi professionisti nell'Ordine di Pavia. Con quest'atto formale scompare un altro pezzo di storia di questa città. Per chi ha lavorato dietro a quel portone ora chiuso, per chi si è impegnato per tanti anni a difendere i diritti dei cittadini, è un momento di assoluta tristezza. La nostra povera città è vilipesa, colpita, atterrata, annichilita da provvedimenti legislativi asettici che, a prescindere dal giudizio tecnico che solo a posteriori potrà essere dato, sono stati - come sempre - emessi a tavolino, sulla base di spunti teorici, senza alcuna cura per le realtà che andavano in qualche modo a sconvolgere. Bene, forse non molti lettori sanno che dietro a quelle porte tristemente chiuse hanno prestato la loro voce alla difesa del cittadino avvocati di rango e di grande capacità e coraggio. Gli avvocati vogheresi hanno dato lustro alla professione in ambito locale, hanno onorato la giustizia stessa, battendosi molto spesso per i più umili, per i dimenticati, per coloro che non hanno voce alcuna. Difensori d'ufficio, quando la difesa d'ufficio era passione, dovere, coraggio ed orgoglio e nessun compenso andava a retribuire chi trascorreva ore su quei banchi polverosi. La Toga, e solo quella, come vessillo, bandiera di una professione nata per la tutela del diritto. Parlo, ovviamente, per correttezza e modestia doverosa, della generazione che mi ha preceduto. Parlo dei colleghi del dopoguerra, degli avvocati che ci hanno lasciato, e di quelli che si avviano alla meritata pensione. Parlo anche di quelli che hanno servito il loro Paese, in una guerra da cui alcuni non sono più tornati. Con loro, i giudici e i pubblici ministeri: magistrati che hanno lavorato con operosità, con scrupolo, con passione, senza risparmio. Molti di loro, giunti per assegnazione di concorso in una cittadina che pareva avere l'unico pregio di una favorevole tratta ferroviaria, sono rimasti qui, innamorati di una piccola città alle pendici dell'Appennino che conservava le speranze di uno sviluppo sempre negato e cionondimeno sempre atteso. A tutti loro, ne sono sicuro, va un ringraziamento corale. Da parte di noi operatori del diritto vogheresi, ma anche da parte di noi cittadini. Quelle porte, ora, restano chiuse. Nessun rumore, nessun clamore. A noi che abbiamo speso un pezzo di vita tra quelle mura silenti, tuttavia, sembra ancora di sentirle, quelle voci. Muore un pezzo di Voghera. Muore un pezzo di noi. Eravamo ragazzi in una città povera. Eppure gli occhi ci brillavano di speranza per il futuro. I nostri figli, i nostri amati ragazzi, oggi non hanno più speranze. Sognano solo di andarsene. E' lo specchio dei tempi. Finchè su quel palazzo ci sarà la targa lapidea Tribunale di Voghera, tuttavia, finchè sventolerà una bandiera che oggi è ancora nostra, resterà il segno di ciò che è stato. Della grandezza di una professione che onora un Paese intero. Quelle porte chiuse, saranno per sempre un monito per tutti noi. In fondo, la dignità, l'onore, la gloria di una città e dei suoi cittadini, non possono certamente essere soppresse per decreto, né per legge dello Stato. avv. Marcello Lugano Voghera