Inps, alla presidenza l'economista Boeri
ROMA Inps, si cambia. Alla presidenza dell'istituto arriva l'economista Tito Boeri che, a sorpresa, esce dal cilindro del premier Matteo Renzi nel Cdm di Natale. Un economista specializzato in lavoro e previdenza si siede così sulla poltrona che era prima di Antonio Mastrapasqua, dando nuovamente una guida all' Inps che era stata affidata al commissario Tiziano Treu. Per l'Istituto potrebbe essere una piccola rivoluzione. Con una sicurezza: tutto partirà da una maggiore informazione che arriverà con la cosiddetta "busta arancione". Servirà a sapere quanti contributi si è versato e quale pensione ci attende. È questo un cavallo di battaglia di Boeri, che spesso nel recente passato ha preso posizioni critiche sulle scelte fatte dai diversi governi. Ha polemizzato, ad esempio, sulla riforma Fornero proponendo ricette che avrebbero evitato di creare un plotone di esodati. Ma non è stato tenero nemmeno con il governo Renzi, spiegando - in un decalogo critico - perché è sbagliato mettere il Tfr in busta paga. «È una grande sfida, un grande impegno», dice Boeri parlando del nuovo incarico. L'Inps - ammette - «è un'istituzione molto importante per il Paese, soprattutto alla luce dell'andamento demografico. È una grande responsabilità e farò di tutto per riuscire a portare a termine questo difficile compito». Boeri ha dalla sua un curriculum d'eccellenza. Milanese, classe 1958, è professore ordinario all'Università Bocconi (dove si è anche laureato), direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti e responsabile scientifico del festival dell'economia di Trento. Le sue idee è possibile trovarle soprattutto sul sito Lavoce.info, tramite il quale ha lanciato la campagna per la "busta arancione". Ma la sua proposta più recente è quella di un contributo di solidarietà su quella parte delle "vecchie pensioni" che non è giustificata dai contributi versati. È un modo più articolato per colpire le pensioni d'oro, aggirando il divieto della Consulta. Riguarderebbe infatti solo il 10 per cento dei pensionati sopra i 2.000 euro (che però rappresentano il 27% dell'importo totale erogato) e prevederebbe un prelievo progressivo che alla fine raccoglierebbe tra il 7 e il 10% dell'importo di queste pensioni. Il gettito totale sarebbe di 4,2 miliardi e potrebbe essere usato per dare equità ad un sistema ora sbilanciato in favore di chi è già in pensione.