Lo strappo di Torriani «Tradito da Forza Italia»

VOGHERA «Non potevo accettare di fare il presidente in minoranza di una realtà bella e importante per la città come la Pezzani. Per questo ho deciso di dimettermi dal consiglio di amministrazione». A mente fredda, Aurelio Torriani, 64 anni, per dieci (dal 2000 al 2010) sindaco di Voghera, spiega così la sua decisione di lasciare il cda della casa di riposo, dopo che i giochi sulle nomine avevano garantito la maggioranza dei posti (tre su cinque) alla componente leghista. «Avrei accettato di dirigere la Pezzani se fossi stato nelle condizioni di farlo serenamente e con i numeri dalla mia parte – insiste Torriani – poichè queste premesse non c'erano, ho preferito farmi da parte anche se molti conoscendo la mia competenza mi hanno chiesto di restare». Come si è giunti a questa situazione? «Bisogna partire da lontano. Questo pasticcio non sarebbe accaduto se Voghera fosse stata rappresentata in consiglio regionale. Io avrei potuto farlo degnamente, invece sono state compiute altre scelte (il sostegno a Melazzini nel "derby" Pdl contro Pesato) e il territorio ora non ha un suo esponente al Pirellone». C'è anche una responsabilità del Comune che non ha indicato un nominativo alla Regione? «Probabilmente sì. Ma il peccato originale nasce dalle Regionali. Probabilmente avrei vinto nettamente ma l'amministrazione non si è schierata con me». Si sente tradito anche da Forza Italia, il suo partito? «Di certo il partito non mi ha sostenuto. Anche nella polemica con Garofoli (coordinatore Pd) mi sono dovuto difendere da solo. Nessuno si è preso la briga di intervenire al mio fianco». E' vero che ha stracciato la tessera? «Sono iscritto a Forza Italia da vent'anni e tale ancora mi considero». Conseguenze sulle Comunali 2015? Pensa a una lista Torriani? «Una mia lista non credo. Ma c'è un problema. E un rischio. Quello di fare una battaglia perdente». (r.lo.)