Il Natale di Francesco per i bimbi

ROMA Ci sono i bambini «uccisi, abusati e maltrattati», vittime «degli attuali Erode», nel cuore di papa Francesco in questo Natale 2015. E anche i cristiani «discriminati, perseguitati e uccisi», cacciati dalle loro case e privati di tutto - come accade in Iraq e in Siria sotto l'attacco dello Stato islamico - martiri moderni che ricordano quelli dell'inizio della cristianità. Nella celebrazione del Natale, il Pontefice argentino ha voluto rifuggire da «quel falso rivestimento dolciastro che non le appartiene», ha detto all'Angelus di Santo Stefano, primo martire della Chiesa. Anzi, tra le tante guerre, violenze, sopraffazioni in corso nel mondo, «davvero tante lacrime ci sono in questo Natale insieme alle lacrime di Gesù Bambino», ha sottolineato ieri nel messaggio Urbi et Orbi. Quale fosse lo spirito di Francesco in queste feste natalizie lo si è capito già la vigilia, quando ha telefonato ai profughi cristiani del campo di Ankawa, ad Erbil, in Iraq, in fuga dai jihadisti dell'Is. «Voi siete come Gesù la notte del suo Natale: per lui non c'era posto, è stato cacciato ed è dovuto fuggire in Egitto per salvarsi. Vi benedico tanto e sono vicino a voi». Poi, nella messa della notte celebrata in San Pietro, dove ha ricordato «quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo», mentre proprio il messaggio del Natale deve far capire che «Dio è più forte delle tenebre e della corruzione». Ma quella «luce che squarcia il buio», ha sottolineato, «la vide la gente semplice». Al contrario, «non la videro gli arroganti, i superbi, coloro che stabiliscono le leggi secondo i criteri personali, quelli che assumono atteggiamenti di chiusura». Il momento culminante del Natale di Francesco è stata la benedizione Urbi et Orbi dalla loggia centrale di San Pietro, davanti a oltre 80 mila fedeli. Il Papa ha passato in rassegna le tante guerre che insanguinano il mondo, quella «terza guerra mondiale combattuta a pezzi» di cui ha più volte parlato. Ha invocato «speranza» per «i nostri fratelli e sorelle dell'Iraq e della Siria» che «patiscono una brutale persecuzione». Ha fatto appello all'aiuto verso i profughi, perché il Natale «muti l'indifferenza in vicinanza». E ha auspicato «salvezza» per «i troppi fanciulli vittime di violenza, fatti oggetto di mercimonio e della tratta delle persone, oppure costretti a diventare soldati; bambini, tanti bambini abusati», ricordando anche la strage nella scuola in Pakistan della scorsa settimana. Il Pontefice ha parlato di "strage degli innocenti": «Sopra il loro sangue campeggia l'ombra degli attuali Erode».