Napolitano sulla strage rapido 904: «Vile attentato da ricordare»

«Trasmettere alle giovani generazioni il ricordo di un crimine così efferato e di tutti quelli che, con crudele violenza, hanno colpito il nostro Paese per destabilizzarne le Istituzioni, è un dovere della comunità nazionale». L'invito, del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, giunge in occasione del trentesimo anniversario della strage del Rapido 904, avvenuta il 23 dicembre del 1984, in una galleria tra Bologna e Firenze, dove 17 persone persero la vita e molte altre rimasero gravemente ferite. In occasione della ricorrenza, il Capo dello Stato ha inviato un messaggio a Rosaria Manzo, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime, nel quale ha manifestato il suo «partecipe e commosso pensiero» alle vittime e ai feriti della strage. Ricordare, ha in sostanza evidenziato il Presidente della Repubblica, «per scongiurare ogni rischio di rimozione e per riaffermare i valori di democrazia e di giustizia, che sono a fondamento del nostro patto costituzionale e garanzia irrinunciabile di crescita civile e sociale». L'esplosivo, messo nella nona carrozza di II classe, fu fatto esplodere con un innesco radiocomandato mentre il convoglio era a metà della Grande Galleria appenninica, tra le stazioni di Vernio e San Benedetto Val di Sambro. Luoghi non distanti da quelli della tragedia dell'Italicus, avvenuta 10 anni prima. Ieri a Napoli, sul binario 11 della stazione, dove il treno sarebbe dovuto arrivare, è stata deposta, nel corso di una cerimonia, una corona di fiori e una targa con i nomi delle persone, in gran parte napoletane, che in quell'attentato persero la vita. «Ancora oggi - ha detto Rosaria Manzo, presente alla cerimonia - attendiamo la verità dalle aule dei tribunali».