«Per noi era come un figlio Non potremo perdonarlo»
LANDRIANO Il secondo Natale senza Tiziana, senza il suo sorriso. Anche oggi, come fa da quel maledetto luglio di un anno fa, papà Franco andrà a portare un fiore sulla tomba della figlia. «Non si può morire così a 36 anni, con un bambino piccolo che avrebbe ancora tanto bisogno di lei». Ci sono i nonni, gli zii. Ma lui, che ora ha solo 4 anni, chiede ancora di «mamma Titti». «Il tempo passa ma il dolore non diminuisce – dice Franco Rizzi – . Semmai aumenta, per questa assenza incolmabile. Tiziana non è più con noi in carne e ossa, non la possiamo toccare e vedere. Ma vive nei nostri cuori, io e sua madre le vogliamo bene come prima». Come quando verso sera, rientrando dall'ufficio, passava a casa dei genitori insieme al bambino. «Veniva ogni giorno anche solo per un saluto – ricorda il padre –. E spesso c'era anche Marco. Per noi era come un figlio. L'abbiamo accolto in casa nostra da quando era poco più che un ragazzo. Tiziana e Marco si erano conosciuti all'oratorio, sedici anni lui, quattordici lei». Una decina di anni dopo si erano sposati in quella stessa chiesa in cui il 13 luglio del 2013 il paese si è stretto attorno alla bara di Tiziana. Poi le cose non erano sempre andate come avevano sperato. Alti e bassi, come in molte coppie. «Ma lei lo difendeva sempre, lo giustificava. gli voleva bene». Papà Franco si ferma per un attimo. Cerca la voce che gli si ferma in gola. «Perdonare? Non so se potremo mai farlo. Non ci ha mai chiesto scusa, mai una parola per quel gesto. Ma forse il fatto stesso di riuscire ad andare avanti, di avere la forza di vivere è già perdono» dice. Nella tarda mattina di ieri è toccato a lui e al figlio Damiano tornare a casa dalla moglie per comunicarle l'esito del processo. Che per la vita spezzata di Tiziana, Marco sconterà 16 anni. «Noi chiedevamo giustizia, non vendetta. Ma siamo delusi. Non è colpa dei giudici e nemmeno degli avvocati, hanno fatto tutti il loro dovere con serietà, ma il sistema forse è sbagliato». Oggi lo sussurrerà anche a Tiziana, quando accarezzerà la sua foto nella cappella di famiglia, al cimitero, sotto le ali di un angelo affrescato. «Ora lei è il nostro angelo, speriamo ci protegga». (m.g.p.)