Il Papa avvisa la Curia «Quindici malattie da cui guarire subito»

di Paolo Sacredo wROMA Che la Curia romana fosse malata il Papa lo aveva detto da tempo. Ma ieri, nel discorso ai suoi più stretti collaboratori in vista del Natale, Francesco ha delineato quasi uno scenario da lazzaretto. Quindici «malattie», spiegate una per una, per le quali il Santo Padre ha invitato a chiedere perdono a Dio, perché in troppi sono vittime dell'«Alzheimer spirituale», ovvero guardano alle cose materiali e non alle cose di Dio. Quel Dio «che nasce nella povertà per insegnarci la potenza dell'umiltà», accolto non dalla gente «eletta» ma dalla gente «povera e semplice». Molto più concilianti invece i toni con i dipendenti vaticani, ricevuti sempre ieri, a cui il Papa ha addirittura chiesto scusa per gli «scandali» di alcuni suoi collaboratori, ribadendo però il suo no a ogni forma di carrierismo e di maldicenza per screditare i propri colleghi. Nei palazzi d'Oltretevere, dopo il discorso alla Curia, ieri l'atmosfera era a dir poco cupa. Musi lunghi tra i capi dicastero, consapevoli che «mai in precedenza il Papa è stato così duro con noi». Un modo anche per accelerare sul fronte delle riforme, soprattutto quelle che riguardano il governo della Chiesa. Dunque no a chi si sente «immortale». Il Papa ricorda che una visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone che «forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili!». Questo comporta anche un rifiuto di tutte le forme di eccessiva operosità, perché il rischio è di trasformarsi in «macchine di pratiche» e non in «uomini di Dio», di rifugiarsi nei titoli accademici invece che curare i mali concreti degli uomini. E qui si vede tutta l'anima latinoamericana di Bergoglio che sollecita a non «pianificare tutto in modo minuzioso», aprendosi invece alla volontà dello Spirito Santo e ricercando nella collaborazione la strada per far avanzare la Chiesa. Ecco allora che tanti prelati rischiano un vero Alzheimer spirituale, «un declino progressivo dello spirito» che fa vivere schiavi di «passioni, capricci e manie». Ne consegue che l'individuo si fa vincere dalla rivalità e dalla vanagloria. E qui il passo alla «zizzania», dice il Papa, al «terrorismo delle chiacchiere» è breve, divenendo così omicidi «a sangue freddo» della fama dei propri colleghi e confratelli, per poi invece adulare i capi per ottenere benefici. Tutte malattie che portano all'indifferenza verso gli altri, sia sul lavoro sia nella vita di tutti i giorni, ad avere un atteggiamento arcigno, funereo perché darebbe una maggiore autorevolezza, mentre la vita va condita con un «sano umorismo». Difetti che si trovano in chi mira ad accumulare beni materiali, a ricercare il profitto, a richiudersi in «gruppetti» per poter meglio realizzare i propri interessi terreni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA