Le vecchie carceri tornano all'asta

VIGEVANO Vecchie carceri di piazza Lavezzari: il Demanio ci riprova. Ieri mattina, infatti, i tecnici incaricati dalla sede del Demanio di corso Monforte, a Milano, sono intervenuti nel vecchio edificio, dismesso da una ventina d'anni, per effettuare rilievi e controllare nel dettaglio la planimetria. Tornerà all'asta, dopo che sono andate deserte quelle a cavallo tra 2009 e 2010. Allora si partiva da 836mila euro per la prima asta, base scesa a 605mila nella seconda. «Secondo l'articolo 22 del piano delle regole del Pgt (piano di governo del territorio, ndr) – spiega Andrea Ceffa, assessore all'urbanistica – l'edificio potrà essere destinato a residenza, negozi di vicinato, ma anche hotel. L'unico problema, oltre all'investimento per il recupero, sono gli adeguamenti alle normative, dato che comunque occorre interfacciarsi anche con la Soprintendenza. Il Comune più volte ha segnalato l'ingresso abusivo da parte di clochard. Probabilmente l'intervento di ieri, fa seguito appunto a queste segnalazioni. Per quanto riguarda la rimessa in vendita, metà dell'introito andrà al Comune». Il bando, sia chiaro, non c'è ancora: ieri sono state solo controllate le planimetrie ed altri documenti circa la superficie e lo stato dei luoghi. L'edificio si colloca in pieno centro, è strutturato su tre piani, compreso l'ingresso, e, nonostante sia da anni in condizioni di abbandono, i muri sono ancora in un buono stato di conservazione, eccetto l'intonaco, ovviamente scrostato. La scena all'interno delle vecchie carceri, poi, è meno spaventosa di quanto ci si aspetti. Al piano superiore, oltre che alcune celle, c'erano molto probabilmente gli uffici. Per quanto riguarda le camere di sicurezza - all'interno delle quali si riflette la luce del giorno grazie alle ampie finestre sbarrate - la maggior parte erano destinate a più detenuti, e quindi spaziose. C'è solo una cella "di punizione": piccolissima, senza finestre, posta all'ultimo piano della struttura. Tutte, comunque, erano dotate di servizi igienici e, in alcune, c'era persino la televisione. Sul retro dell'edificio, poi, c'è un piccolo cortile destinato all'ora d'aria, dove i muri sono decorati con paesaggi che richiamano una sorta di paradiso terrestre. Dirimpetto, si affaccia quella che una volta fu la Cappella del carcere. Infine, il piano interrato, con due o tre stanze destinate a magazzino. Lì, ancora oggi, sono ammassati vecchi fascicoli, nonché uno scatolone contenente scarpe e guanti in dotazione ai detenuti. Selvaggia Bovani