Niente licenziamenti per scarso rendimento
di Gabriella Cerami wROMA Si parte dal contratto di lavoro a tutele crescenti. In queste ore il governo sta mettendo a punto il primo decreto delegato in attuazione del jobs act. Decreto, che sarà approvato dal Consiglio dei ministri il 24 dicembre e che metterà nero su bianco le nuove regole del mercato del lavoro, con le modifiche all'articolo 18 dello Statuto e la stretta sul reintegro. Sarà inoltre stabilita l'entità degli indennizzi per i licenziamenti illegittimi. Quest'ultimo resta tra i nodi da sciogliere insieme alla tentazione da parte dell'esecutivo, circolata nei giorni scorsi, di aprire ai licenziamenti per "scarso rendimento". Con il via libera al primo decreto, il contratto a tutele crescenti potrà essere utilizzato dall'inizio del 2015. Il reintegro nel posto di lavoro, oltre che nei casi di licenziamento per motivi nulli o discriminatori, dovrebbe restare per i licenziamenti disciplinari ingiustificati, quando cioè i giudici stabiliscono che "il fatto materiale" contestato al lavoratore "non sussiste". Per tutti gli altri casi non ci sarà invece il reintegro ma un indennizzo economico, sulla cui entità si sta ancora discutendo, con non poche polemiche da parte delle opposizioni che chiedono che le cifre siano più alte. Si valuta di fissare l'asticella minima in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo tra i 3 e i 6 mesi di retribuzione a fronte dei 12 attuali, per le imprese con oltre 15 dipendenti (punto di caduta 4 mesi). Resterebbe invece invariato il tetto massimo, a fronte di una anzianità aziendale rilevante, a 24 mesi. Questi livelli non dovrebbero valere per i dipendenti delle imprese sotto i 15 dipendenti, per i quali a fronte di un licenziamento illegittimo resterebbe l'indennizzo attuale variabile tra i 2 e mezzo e i 6 mesi. È ancora in dubbio approdo in Consiglio dei ministri anche del decreto sull'estensione dell'Aspi. In ogni caso a gennaio scatterà l'aumento della durata dell'indennità di disoccupazione. Sempre a gennaio scatta il "taglio" al periodo massimo di mobilità con un anno in meno al Sud (da 48 a 36 mesi per chi ha più di 50 anni, da 24 a 12 per chi ne ha meno di 40). Tornando all'ipotesi di norme sui licenziamenti per scarso rendimento, il sottosegretario al Welfare Teresa Bellanova sgombra il campo dalle polemiche: «Non è un tema affrontato dal ministro Poletti nell'incontro con le parti sociali. Non mi risulta che il tema sia nel decreto attuativo». Il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, pur sottolineando che anche a lui «non risulta», mette le mani avanti: «Se il governo fosse intenzionato ad andare in questa direzione sarebbe un'idea aberrante». ©RIPRODUZIONE RISERVATA