Truffa delle auto, scattano due arresti

Il parlamento ha bocciato il sub emendamento presentato alla Legge di stabilità dal senatore pavese Luis Orellana sulla richiesta di finanziamenti a Broni per la bonifica dall'amianto, così l'Avani, di cui è presidente Silvio Mingrino (foto), torna in scena, coinvolgendo nella protesta altre otto associazioni del Coordinamento nazionale amianto. Il gruppo ha indirizzato una lettera ai presidenti del senato e dei gruppi parlamentari. Scrivendo, tra le altre cose: «Chiediamo ai signori senatori di votare gli emendamenti già approvati in Commissione bilancio considerando che il fondo per le vittime dell'amianto non professionali (ex esposti domestici e ambientali) debba essere finanziato a carico dell'Inail in misura pari a quello stabilito per le vittime professionali; ed altresì che insieme allo stanziamento per le bonifiche di Eternit Casale Monferrato ed Eternit Bagnoli, sia definita una pari cifra per le bonifiche degli altri stabilimenti con il medesimo problema: Fibronit di Broni, Cemamit di Ferentino, Materit di Matera, Sacelit di San Filippo del Mela, Sardit di Oristano». di Maria Fiore wBRONI I clienti acquistavano le auto usate dopo averle viste su siti internet specializzati. Le pagavano in anticipo, ma non riuscivano mai a farsele consegnare. Gli inquirenti hanno ricostruito finora oltre 30 truffe, messe a segno quasi tutte con lo stesso copione, ai danni di altrettanti clienti, e, soprattutto, dagli stessi protagonisti. Ieri mattina sono scattate le manette. I finanzieri di Pavia e i carabinieri di Stradella hanno arrestato i titolari della società Action Auto di Broni Marco Cavanna, di 43 anni, e Melissa Orlandi, di 28 anni, entrambi di Cigognola. Si trovano ora in carcere, in attesa dell'interrogatorio di garanzia, con le accuse di truffa aggravata, falso, appropriazione indebita, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e bancarotta fraudolenta. I finanzieri del comando di Pavia, guidati dal colonnello Cesare Maragoni, e i carabinieri della compagnia di Stradella si sono presentati all'alba di ieri nell'abitazione degli indagati, per notificare l'ordinanza di custodia in carcere emessa dal tribunale. Attraverso le fatture false sarebbero stati evasi circa 2 milioni di euro. Secondo le indagini coordinate dal sostituito procuratore Ilaria Perinu, gli indagati, che risultano amministratori di alcune società che operano nel settore della vendita delle automobili usate, avrebbero truffato diversi clienti, della provincia di Pavia ma non solo, ai quali proponevano l'acquisto di macchine di grossa cilindrata. Le proposte di vendita, in base a quanto ricostruito, avvenivano sia direttamente che attraverso siti internet specializzati. Se il cliente si mostrava interessato all'acquisto, i due indagati chiedevano subito il pagamento dell'intera somma, assicurando che la consegna sarebbe avvenuta nel giro di qualche giorno. Il cliente aspettava, poi di fronte al ritardo chiedeva spiegazioni. Secondo le stesse denunce presentate dagli acquirenti (del caso si era occupata anche la trasmissione "Striscia la notizia"), ogni volta c'era una scusa per la mancata consegna. I clienti non riuscivano nemmeno a farsi restituire le somme già versate. Il denaro, secondo l'accusa, sarebbe finito nelle mani degli indagati, a discapito dei conti della società, che alla fine è fallita (da qui le accuse di appropriazione indebita e bancarotta fraudolenta). Durante le perquisizioni nelle abitazioni degli indagati sono stati anche trovati e sequestrati reperti archeologici e vasi antichi, ora da far valutare.