Renzi: per il Quirinale troveremo i voti
di Nicola Corda wROMA «Un presidente bisognerà eleggerlo e magari evitare le figuracce dell'altra volta». Nome condiviso, fuori dalle polemiche e divisioni ma «alla fine conterà poco con quale maggioranza». Il "metodo Renzi" per il Quirinale comincia a prendere forma, anche se nella lunga intervista a Radio 105, si tiene lontano dal tracciare qualsiasi profilo. «Il Pd che avrà molti delegati cercherà un nome per avere la massima condivisione ma certo sarà difficile una convergenza di tutti» spiega Renzi che in questi giorni ha fatto capire che la partita del Colle è fuori dal patto del Nazareno. Le divisioni di Fi e i paletti azzurri potrebbero tuttavia complicare l'elezione che fin dall'inizio dovrà prevedere un piano B, che si traduce con un'elezione a maggioranza. Poi ricorda ai detrattori e a chi oggi insulta il capo dello Stato, Salvini e Grillo in testa, che «Napolitano ha accettato il secondo mandato per salvare le istituzioni e perché i partiti facendo una figuraccia storica non sono stati capaci di mettersi d'accordo». La Lega si chiama già fuori da qualsiasi tipo d'intesa ed è lo stesso Salvini a dare un identikit del suo candidato tutto antieuro: «Mi auguro che non ci sia un servo di Bruxelles o un complice dell'euro e dell'esproprio dell'autonomia italiana perché sarebbe la fine». La polemica con il Carroccio ha il cuore in Europa e nel giorno in cui il premier torna dal Consiglio con un po' di flessibilità in tasca per i futuri investimenti del "piano Juncker", rimprovera a Salvini di «non aver combinato nulla durante le sue tre legislature da eurodeputato». L'annuncio delle «dimissioni imminenti» fatto dallo stesso Napolitano ha fatto scaldare ulteriormente la macchina mediatica del futuro inquilino del Colle ma Renzi insiste che «per ora un Presidente c'è e fa benissimo il suo lavoro», quando si dimetterà «si cercherà la personalità che serve più all'Italia nei prossimi 7 anni». Dopo le dimissioni, Pietro Grasso sarà il supplente fino alla nuova elezione. Vicario, come dice la Costituzione, che in questo contesto (anche come reazione agli scandali di corruzione) comincia a diventare un candidato in grado di attirare un consenso notevole. Già votato da alcuni del M5S all'inizio della legislatura (ma altri potrebbero arrivare) non è sgradito ai centristi e potrebbe tenere unito anche il Pd. Ieri Grasso ha salutato la stampa parlamentare con «l'auspicio di una prova di maturità del Parlamento in grado di convergere in breve tempo su una personalità condivisa e autorevole». Principi accompagnati da parole perfettamente sovrapponibili a quelle pronunciate da Napolitano nei giorni scorsi, sul destino del governo e la necessità di proseguire il percorso riformatore. «Non riesco a immaginare quale partito possa assumersi la responsabilità di portare il Paese alle urne senza avere concluso le riforme». Per la corsa del Quirinale si anima anche il fronte centrista che rischia di giocare in panchina, stretto dalla morsa dei tre partiti maggiori. Pd, Forza Italia e M5S. «Stavolta ci vada un cattolico», dice Alfano «meglio se scelto non perché appartiene a un partito». Non una «esclusiva della sinistra» insomma ma da un profilo di questo tipo resterebbe fuori anche Pier Ferdinando Casini, entrato (anche se con poche probabilità) nella folta pattuglia dei candidabili. ©RIPRODUZIONE RISERVATA